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Torna lo spettro della tassa su Internet 0

Nico | 06:45 | , , , ,




Torna lo spettro della tassa su internet. Secondo NoInternetTax.org, infatti, sembra che L’ONU ritenga di essere nella posizione di imporre a breve ulteriori tasse su persone, imprese ed industrie. Il modo più semplice ad oggi??? Ovviamente tramite il forum globale più importante e vasto al mondo, Internet. Neil Snyder attraverso l'American Thinker avverte:

"Ero solito dire ai miei studenti di strategia presso l'Università della Virginia di tenere gli occhi su internet. In passato gli ufficiali avevano optato per evitare la tassazione negli aquisti fatti su internet al fine di permettere a tale sistema di crescere senza impedimenti composti da restrizioni governative ingombranti, in particolar modo dalle tasse. Ma ho detto anche ai miei studenti che, un giorno, i governi da tutto il mondo avrebbero richiesto la creazione di una tassa Internet per finanziare diversi settori. Una tassa aggiuntiva di questa portata potrebbe portare al finanziamento, tra le altre cose, di una polizia mondiale o un esercito esecutivo con poteri esecutivi, giusto per menzionare un singolo obbiettivo. Risulta che Internet, al fine di finanziamenti aggiuntivi, possa rivelarsi un veicolo perfetto per accumulare fondi dal momento che si tratta di un sistema globale e facilmente accessibile da milioni di persone tramite computer o semplicemente uno smartphone.         
Ci stiamo muovendo verso un governo mondiale vero e prorpio. C’è una crescente possibilità che i nostri funzionari aprano presto la porta ad una istituzione, sia l’ONU o una qualsiasi altra organizzazione globale, di racimolare soldi da tassazioni provenienti dal web. Il giorno sembra vicino ed il mondo che conosciamo potrebbe cambiare per sempre’’

Ma attenzione. Per chiunque pensasse che le Nazioni Unite possano (eventualmente) essere l’unica organizzazione a mettere mano nell’area cybernetica traendone guadagno, dando a questo articolo un carattere ‘’complottistico’’ o perlomeno pessimistico, rispondiamo col fatto che qualunque Governo potrebbe trarne beneficio, anche a causa di una crisi economica mondiale che sta soffocando le economie globali.                   

Ostinarsi nel dire che Internet sembra la più ovvia delle soluzioni ha un suo fondamento. Focalizzando nelle leggi americane, ricordiamo che Bill Clinton nel 1998 firmò un documento, chiamata Internet Tax Freedom, che impediva al governo Americano di tassare una qualsivoglia transazione via web.

Ma la durata di tale ‘’patto’’ non è permanente, il che significa che il Congresso debba periodicamente estendere il valore di tale legge. La scadenza dell’attuale contratto è fissata per il 1° Novembre 2014. Con i segnali a dir poco confortanti che arrivano dall’attuale economia ci sono diversi segnali che tale patto possa saltare al momento della scadenza.

Il lavoro sembra già iniziato allo scopo di trovare nuovi modi per tassare l’attività online: sembra che sia stata istituita una ‘’Streamlined Sales Tax Project’’ (SSTP) da parte del governo. Secondo tale proposta sarà istituito un ‘’centro di raccolta nazionale’’ al fine di monitorare e controllare gli acquisti su internet di qualsiasi consumatore. Le informazioni personali e le abitudini sullo shopping su internet saranno registrati e conservati dagli enti governativi. Altrimenti, una seconda opzione si materializzerebbe nel caso gli Stati sottoscrivessero un sistema nazionale di riscossione delle imposte che, in sostanza, significherebbe una tassa nazionale sulle vendite.

Si sa per certo, poi, che la stessa Hollywood sta spingendo per un disegno di legge che si abbatta contro la pirateria on-line e ci si aspetta una maggiore pressione durante il corrente anno. Ma se alcuni possono essere d’accordo con tale violazione, la cosa che più colpisce è la violazione della privacy di ogni cittadino che faccia acquisti on-line e il monitoraggio porta a porta delle finanze di ogni singolo utente.                                    

Mentre tutto sembra ormai pronto per un controllo globale sulla rete, il sito NoInternetTax.org invita chiunque a combattere su questo fronte. Questo sembra essere solamente un passo decisivo verso un controllo globale da parte di un governo mondiale.             


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Le 4 guerre che L'AMERICA PERDERA' 0

Nico | 13:38 | , , , , , , , , , , , , , , , , , ,



È diventato evidente che tutte le guerre causano danni. Non importa infatti  si tratti di una guerra figurativa o una guerra reale. E 'anche ovvio che quando una guerra è dichiarata su un problema sociale, lo Stato annunci una presa di potere che diminuisca in qualche modo la libertà in senso generico.

La guerra nasce quando si crea un nemico che deve essere sconfitto con la forza dei governi. Più sono ampie e potenti le armi del nemico, più grande e robusto diviene il ruolo del governo nel sradicarlo. E quando il governo inizia a finanziare una lotta si crea un circolo quasi impossibile da interrompere. Infatti il governo per perseguire questo scopo creera’ agenzie riempite da funzionari, persone che non sono li per vincere le guerre in corso ma bensi per crearne altre di nuove.

Ogni qualvolta la lotta per la legalizzazione della marijuana subisce uno stallo i sindacati di polizia e le carceri tirano un sospiro di sollievo..... Ogni qualvolta l’America viene attaccata i fabbricanti di armi gioiscono..... Ogni qualvolta si trova uno pseudo-terrorista nel territorio americano i fabbricanti di sistemi di sorveglianza alzano i calici al cielo..... E i cittadini pagano il conto, TUTTO, in termine di soldi e di liberta’.  

Questo ciclo di auto-rifornimento distruttivo deve terminare per permettere alla VERA pace e alla VERA libertà di espandersi. Iniziando per esempio con il rendersi conto che non vi è nessun nemico reale, ma sono piuttosto creazioni immaginate dai governi e dalle strutture di potere aziendali che traggono enormi benefici da una qualsivoglia guerra. E in questo circolo vizioso sono benvenute anche le multinazionali, invitate al grande banchetto. Banchetto che le fa ingrassare ai danni dei cittadini, sempre piu’ deboli e schiavi ignari del sistema.      

Ecco solo 4 esempi, 4 guerre intraprese dagli Stati Uniti in nome della pace e della liberta’.....

 
                                                  
                                                       Le guerre in Medioriente

Le guerre imperialistiche nella zona del mondo che piu’ abbonda di petrolio, il Medio Oriente. Tale guerra è chiaramente un fallimento annunciato in termine di idee, moralita’ ed allocazione di risorse. Anche se le menzogne e le bugie che hanno portato l’Occidente in quella zona fossero vere, si tratterebbe ancora di motivi inconsistenti per giustificare le innumerevoli tragedie capitate negli anni, non ultimo il costo immenso in sangue e denaro. La natura orwelliana della guerra perpetua è una tecnica che viene utilizzata da manager di livello mondiale. Essa serve a garantire che anche i paesi non direttamente coinvolti siano sotto continua minaccia di destabilizzazione economica ed abbiano il costante timore di un confronto diretto nei loro territori. Ciò consente l’uso di una normativa come la NDAA che dichiara ogni luogo un campo di battaglia anche quando non c'è in realtà nessuna guerra fisica o reale. L'istituzione continua a spingere per ulteriori guerre in terre straniere, forse portandoci addirittura alla Terza Guerra Mondiale. Dovremmo opporci ad ogni azione militare in tutto il globo se ci aspettiamo la pace globale.


                                                           Guerra al ‘’terrore’’:
 

La Guerra al terrore altro non è che una guerra per la libertà. Gli americani hanno perso preziosi diritti in merito alla guerra al terrorismo, in particolare da USA PATRIOT Act e dal recente NDAA.
L'idea che qualcuno abbia portato gli Stati Uniti a combattere una "guerra" contro una ‘’tattica’’ è una testimonianza di quanto la macchina di propaganda guerrafondaia sia influente sull’opinione pubblica. Non si potra' mai sconfiggere una tattica, o anche l'idea che sta dietro essa, non con la violenza ma solo la pace e la tolleranza possono essere valide armi. Ma, soprattutto, la guerra al terrorismo non potra’ sconfiggere nulla e nessuno, ma si tratta invece di controllare società dal libero passato. Per ricostruire la vera pace tutta questa assurdita’ deve finire.


                                                              Guerra alla droga:

La guerra alla droga avvantaggia innumerevoli interessi particolari ma rimane una guerra incompiuta che crea solamente un enorme danno alla societa’. In primo luogo, il governo non ha alcuna responsabilità o autorità per governare la privacy umana siano essi corporali o mentali. Così, la guerra stessa è un affronto ai diritti naturali di tutti. In secondo luogo, quando esiste una determinata richiesta ci sarà sempre e in ogni caso una fornitura, poco importa quanti muri legislativi siano costruiti e quanti fucili vi siano puntati. Quindi, è semplicemente impossibile da fermare con la forza. In terzo luogo, la guerra alla droga fa sì che la violenza nel traffico stesso aumenti, almeno per una questione legata alla difesa del sistema. Probabilmente se queste sostanze fossero legali sarebbe più facile controllarne l'uso illecito. Quindi, si tratta di una massiccio contributo in termini di denaro chiesto al contribuente al fine di mantenere varie agenzie e corpi di controllo. Esse infatti hanno bisogno di sempre più avanzati equipaggiamenti militari. Si deve poi tener conto dei costi del sistema giudiziario e delle prigioni. Non sembra più logico o morale continuare a condurre questa guerra. Una battaglia simile rischia di essere molto più dannosa per la società rispetto alla cosiddetta ‘’protezione personale’’ che le istituzioni vogliono farci credere di garantire tramite questo comportamento.   


                                                             Guerra Cibernetica:

La guerra informatica è in realtà una guerra all’informazione (che stiamo chiaramente combattendo). Non vi è alcun reale pericolo nella guerra cibernetica, tranne da quelli che beneficiano del consolidamento del potere. Potenziali hacker non valgono le spese sostenute per un esercito di cyber-spie e cyber-soldati, quando tali risorse potrebbe chiaramente essere utilizzati per tutte le reti con sistemi di protezione firewell a proteggerli dagli attacchi. E perché il Dipartimento di Sicurezza Nazionale è responsabile della protezione delle infrastrutture aziendali? Le società stesse dovrebbero avere i loro propri firewall in atto contro gli hacker. La propaganda in cui si afferma che gli attacchi alle infrastrutture aziendali potrebbero colpire le infrastrutture pubbliche è stata dimostrata falsa, ma non è altro che uno stratagemma per giustificare il controllo del web.
Lo stesso vale per il fronte della nuova protezione dei contenuti contro i potenziali violatori del copyright. Si tratta di uno stratagemma intento a farci credere che abbiamo bisogno di più potere da parte del governo nel chiudere arbitrariamente alcuni siti web. La soluzione ideale sarebbe allora la cessazione completa di attacchi informatici, non importa quanto potenzialmente devastanti possano essere, ma non vale la pena dare al governo l'autorità di censurare o chiudere i siti web.
Anche in questo caso, è un'altra falsa guerra che si tradurrà in libertà e privacy perduti da parte dei ceti di mezzo. L'unico nemico conclamato nella guerra alla pacifica informazione è rappresentato da coloro che spingono per la censura, dalle leggi draconiane sul copyright al fine di eliminare la concorrenza e le letture obbligatorie di tutti gli ID di Internet al fine di rimuovere in toto la privacy. Tutti dovrebbero opporsi a questa guerra se vogliamo davvero preservare la libertà di espressione e il diritto ad una informazione trasparente e plurale.

Tutto quello che DEVI sapere su A.C.T.A. (Articolo + VIDEO) 0

Nico | 11:38 | , , , , , , , , , , , ,



Come guerrieri per la libertà di Internet, l’unita’ ha aiutato la sconfitta della legge ferma pirateria online o, piu’ comunemente chiamata, SOPA. Attraverso il sostenendo a siti come Wikipedia e contattando il legislatore per esprimere il nostro disappunto la ‘’nostra’’ voce è stata così forte che anche il presidente degli Stati Uniti si è schierato nella lotta a tale problema.

Ma niente sospiri di sollievo perché, dopo tutto, stiamo parlando di una fusione di Washington, e Hollywood, oltre che di interessi globali. Dopo che l'industria cinematografica e le sue affiliate hanno speso quasi 150 milioni di dollari di lobbying per una sorta di proposta di legge "anti-pirateria", si dovrebbe capire che i poteri forti programmano in contrattacco.

E lo stanno facendo spingendo per qualcosa di molto più oneroso: ACTA, o l'Anti-Counterfeiting Trade Agreement.

"Anche se il titolo del trattato proposto potrebbe suggerire che l'accordo riguarda solo beni fisici contraffatti (ad esempio farmaci) solo una piccola parte delle informazioni sono state rilasciate circa il contenuto del trattato, che renderebbe chiaro che codesta legge avrà una portata molto più ampia e in particolare si occuperà di nuovi strumenti di targeting definiti come ‘'la distribuzione su Internet e tecnologia dell'informazione".

ACTA ha diverse caratteristiche che sollevano importanti dubbi e potenziali problemi per i consumatori '’sulla privacy e sulle libertà civili per l'innovazione e riguardo la libera circolazione delle informazioni su Internet’’

A detta di Forbes l’amministrazione Obama starebbe aggressivamente appoggiando l’ACTA a differenza di quanto avvenuto per SOPA. I critici dicono ACTA sia molto più ampia rispetto a SOPA, bypassando "le leggi sovrane delle nazioni partecipanti" e "costringendo ISP in tutto il mondo ad agire come una vera e propria polizia di internet"

ACTA non si limita solo a Internet. In realtà, l'accordo avrebbe un giro di vite su cose come farmaci generici e renderebbe i brevetti per il cibo più difficili da ottenere "facendo rispettare uno standard globale sui brevetti di semi che minaccia agricoltori locali e indipendenza alimentare in tutto il mondo sviluppato", dice Forbes.

La cosa buona è che non c'è l'accettazione del trattato non è obbligatoria. Paesi emergenti come il Brasile e l'India sono fermamente contrari ad essa giustamente temendo che tale legge avrebbe danneggiato le loro economie.

Ma la libertà di Internet è sotto attacco da più parti. Il FEP rileva inoltre che l’accordo Trans-Pacific vorrebbe "riscrivere le regole globali in materia di esecuzione IP".

"Tutti i paesi firmatari dovranno conformarsi alle leggi e le politiche nazionali alle disposizioni dell'accordo", ha detto il FEP. "Negli Stati Uniti è probabile che questo possa rafforzare ulteriormente gli aspetti controversi della legge sul copyright. E’ trapelato di recente che il capitolo IP degli Stati Uniti include anche disposizioni che sembrano andare oltre l'attuale legge Americana. Ciò solleva notevoli preoccupazioni per i cittadini in merito a privacy e diritti quali la libertà di espressione".

SOPA può appartenere alla storia, ma questo non significa che la libertà di Internet non resti sotto attacco. I tiranni non smetteranno mai di cercare di rafforzare la loro tirannia.







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DOPO BILDERBERG, GOLDMAN SACHS, TRILATERALE... COSA CI NASCONDE ANCORA IL PREMIER??? 0

Nico | 13:15 | , , , , , , , , ,

Messaggio a tutti coloro che stanno festeggiando la dipartita di Berlusconi (messo al potere dal Vaticano): stiamo cadendo dalla padella alla brace. A Monti dell’Italia non gliene frega niente. Monti è uno dei peggiori globalisti in circolazione.

Gli ideali di Monti e la sua formazione sono sempre stati quelli della distruzione delle nazioni e della lode alla Governance Globale Vaticano-Gesuita; mi si rizzano i capelli solo al pensiero di come egli potrà ridurre il nostro paese. Lui ha altri referenti, non certo gli elettori di una nazione sovrana come l’Italia. Dopo il mio post “I Gesuiti che in Italia allevano la classe dirigente, compreso Mario Draghi“, dove citavo due articoli del corriere.it che parlavano di molti nomi eccellenti del panorama italiano istruiti dai Gesuiti, compreso Mario Draghi, vi propongo adesso la lettura di un altro articolo, sempre del corriere.it, dal titolo “Fassino, ma anche Rutelli, Dell’ Utri e Monti Tutti a scuola dai gesuiti. Compreso Castro“, in cui scopriamo che molti altri protagonisti del panorama politico ed economico italiano sono stati allevati dai Gesuiti.


In questo articolo, contornato dalla solita propaganda buonista, (l’ipocrisia gesuitica si esprime in frasi del tipo: “Forte è il richiamo verso i problemi delle minoranze – spiega padre Bartolomeo Sorge.”) scopriamo, tra gli altri, i nomi di Carlo Azeglio Ciampi (ex capo della Banca d’Italia ed ex Presidente della Repubblica), Francesco Rutelli, Marcello Dell’Utri, Giuseppe de Rita, Piero Fassino, Gianni de Gennaro, Luca di Montezemolo, Luigi Abete, Massimo Moratti, Leoluca Orlando, Gabriele Albertini e, appunto, Mario Monti. Quindi constatiamo che i Gesuiti hanno educato l’intero spettro politico italiano di destra e sinistra. Alcuni nomi erano già citati nel precedente post, altri no. L’articolo cita anche Castro:“Nessuno sospetterebbe che Fidél Castro è un prodotto del liceo Belén dei gesuiti all’ Avana”. Beh, noi di nwo-truthresearch ce ne siamo accorti già da un po.
Nell’articolo si dice che Mario Monti, Presidente dell’Università Bocconi, si è diplomato alla scuola dei Gesuiti Leone XIII, la scuola dell’alta borghesia milanese.

Adesso andiamo avanti nella biografia di Monti.

Monti ha conseguito la specializzazione all’Università di Yale, quell’Università dove ha sede la Skull and Bones.
Monti è stato eletto Presidente Europeo della Commissione Trilaterale nel 2010. Per chi non lo sapesse, la Commissione Trilaterale è una delle massime organizzazioni globaliste che riunisce l’élite statunitense, europea e nipponica. Essa fu fondata nel 1973 da David Rockefeller e Zbigniew Brzezinski, a quanto pare entrambi Cavalieri di Malta del Papa. La Commissone Trilaterale si batte da decenni per una riduzione della democrazia e per l’instaurazione di un governo mondiale.

Mario Monti fa parte del Comitato Direttivo del Gruppo Bilderberg, altro gruppo globalista, i cui meeting sono riservati; anche questo gruppo lavora per un governo mondiale. Il Gruppo Bilderberg è stato fondato dall’istruito dai Gesuiti Joseph Retinger e dal Principe Bernardo d’Olanda, un Ufficiale delle SS naziste e Cavaliere di Malta al servizio del Vaticano-Gesuiti.

Mario Monti fa parte del Comitato Esecutivo dell’Istituto Aspen, altro think tank non democratico la cui missione è l’internazionalizzazione politica, economica e culturale e la globalizzazione. Il metodo antidemocratico dell’Aspen è anche sbandierato nel loro sito, infatti leggiamo che “Il ‘metodo Aspen’ privilegia il confronto ed il dibattito ‘a porte chiuse’… in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva.”. All’Aspen appartengono politici sia di destra che di sinistra. Nel comitato esecutivo troviamo affiancati nomi come quelli di Romano Prodi, Giulio Tremonti, Gianni Letta, Fedele Confalonieri e Giuliano Amato, tanto per fare un esempio; per usare le parole di Gaber: ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?.

La branca italiana dell’Istituto Aspen è stata fondata da Gianni Letta, Gentiluomo di Papa Benedetto XVI, l’unico politico italiano al quale è stato concesso di entrare in uno dei “club” più esclusivi del mondo, per secoli riservato alla nobiltà papalina. Gianni Letta è anche Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano (Città del Vaticano).

Dal 2005 Monti è Consulente Internazionale per la famigerata Goldman Sachs dei Gesuiti e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute. Tempo fa Papa Benedetto XVI disse che “la Goldman Sachs stà compiendo l’opera di Dio”.
L’articolo del corriere, che riportiamo sotto, afferma anche:

“La scuola gesuita è una mamma che coccola i suoi virgulti per la vita intera. Li tiene legati a sé con associazioni di ex alunni ramificate in tutto il mondo. Celebrano insieme anniversari, fanno congressi.”

Se Mario Monti è arrivato dove è arrivato non c’è alcun dubbio che la “mamma gesuita che coccola i suoi virgulti per la vita intera” ha fatto molto bene il suo dovere.

IL CASO
Fassino, ma anche Rutelli, Dell’ Utri e Monti Tutti a scuola dai gesuiti. Compreso Castro
Fassino è in buona compagnia. Le scuole dei gesuiti hanno forgiato uomini politici, banchieri, industriali. Molti bei nomi della classe dirigente italiana hanno affinato il cervello con il severo metodo di Sant’ Ignazio, che unisce l’ asprezza del combattente alla disciplina degli esercizi spirituali. Il più illustre allievo dei padri gesuiti siede sul supremo colle, il presidente Ciampi. Un laico, nell’ immagine popolare. In realtà anche lui, come Fassino, rivelò in un’ intervista la sua fede. Abbiamo appreso dalle sue parole che prega e va regolarmente a messa. Non se ne meraviglia Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, ex studente del Massimo, istituto dei gesuiti a Roma. «Ci impegniamo nel mondo, ma la nostra religiosità, la fede interiore non ci abbandona». Ne è la prova il leader della Margherita Francesco Rutelli, che è entrato in politica come radicale accanto a Pannella, un laico che più laico non si può, ma poi ha sentito il richiamo dell’ educazione gesuita, ha confessato la sua fede, e ha voluto celebrare il matrimonio in chiesa. Chi studia dai gesuiti spesso esce con idee di sinistra. «Forte è il richiamo verso i problemi delle minoranze – spiega padre Bartolomeo Sorge -. Anche i figli di buone famiglie da noi si appassionano ai drammi degli emarginati sociali e sviluppano una passionalità che li guida poi nella vita civile». De Rita segnala un altro connotato, ed è la fedeltà. «Siamo straordinariamente fedeli all’ impegno che ci siamo assunti». Come una missione. Un esempio di fedeltà è Gianni De Gennaro, sempre nella polizia, fino a diventarne il capo. Specialità dei gesuiti è formare sfruttando al massimo le qualità di ogni allievo. Ne possono sortire risultati davvero sorprendenti. Lo scrittore James Joyce, dopo aver subito le angherie degli insegnanti, poi li fece neri nelle sue opere. Il generale Jaruzelski, che dominò la Polonia negli anni Ottanta, ebbe un caratteraccio. Nessuno sospetterebbe che Fidél Castro è un prodotto del liceo Belén dei gesuiti all’ Avana. Un figlio degenere può capitare, ma mai come il mangiapreti Voltaire, frutto del liceo Louis-le-Grand di Parigi. La scuola gesuita è una mamma che coccola i suoi virgulti per la vita intera. Li tiene legati a sé con associazioni di ex alunni ramificate in tutto il mondo. Celebrano insieme anniversari, fanno congressi. In Italia gli istituti sono distribuiti sapientemente nei centri nevralgici. A Roma il Massimo ha sfornato scienziati come Enrico Medi, Pierluigi Nervi, genio dell’ architettura, il manager Luca di Montezemolo. E poi l’ imprenditore Luigi Abete, il direttore generale del Tesoro Mario Draghi, il rappresentante dell’ Onu Steffan de Mistura. In Rai siede il consigliere d’ amministrazione Marco Staderini, dell’ Udc. Rinomati sindaci recano l’ impronta della scuola ignaziana, Gabriele Albertini a Milano, due ex a Roma, Salvatore Rebecchini e Amerigo Petrucci, e Leoluca Orlando a Palermo, da tempo risucchiato nell’ ombra. Nel capoluogo siciliano hanno ricevuto l’ imprinting gesuitico anche Marcello Dell’ Utri ed Enrico La Loggia, entrambi di Forza Italia. Milano vanta allievi di prestigio, dal presidente dell’ Inter Massimo Moratti, all’ economista Mario Monti. Prima di loro il Leone XIII aveva istruito Cesare Merzagora, ex presidente del Senato. Gloria dell’ istituto Sociale di Torino è adesso Fassino, ma in precedenza vi hanno sgobbato sui libri l’ ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, Giovanni Conso, per un breve periodo ministro della Giustizia, ed Edgardo Sogno. I gesuiti sono riusciti a piazzare nel recente passato perfino un papa, Giovanni Battista Montini, Paolo VI, che respirò aria devota nel collegio Arici di Brescia. Lo stesso in cui si è acculturato l’ ex senatore leghista Vito Gnutti.
Marco Nese

ALLIEVI FAMOSI: VOLTAIRE

Voltaire, filosofo illuminista e scrittore, fu mandato a studiare dai gesuiti all’ età di 10 anni: frequentò il rinomato liceo Louis-le-Grand di Parigi . FIDEL CASTRO Il «lìder máximo» cubano Fidél Castro fu allievo della famosa scuola gesuitica Belén di L’ Avana, dove si distinse per la brillante capacità di argomentazione. MARGHERITA. Entrambi allievi dei gesuiti: iI leader della Margherita Francesco Rutelli e l’ ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando. FORZA ITALIA. Frequentarono le scuole ignaziane anche Gabriele Albertini a Milano e Marcello Dell’ Utri a Palermo
Nese Marco
Pagina 15
(29 settembre 2005) – Corriere della Sera


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fonte ''tutti gli scandali del vaticano''