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La Cina minaccia: ''Pugno duro contro i monaci rivoltosi'' 0

Nico | 10:14 | , , ,




Venerdì 10 Febbraio il premier cinese Wen Jiabao ha incontrato a Pechino gli alti funzionari del partito comunista locale in merito alla ‘’grave’’ situazione tibetana. L’incontro ha avuto luogo dopo che un alto funzionario del partito ha consigliato al governo Cinese di prepararsi alla ‘’guerracontro il sabotaggio secessionista’’ da parte del Dalai Lama.          

 Secondo diversi indizi si può intuire che la Cina sia pronta ad adottare una usuale strategia di ‘’forte attacco’’ per arrestare la crescente onda di dissenso manifestata dai tibetani. L’emittente radiofonica Radio Free Asia ha altresì riferito che la polizia avrebbe ucciso a colpi di arma da fuoco un monaco e il suo fratello, il tutto accaduto nella provincia occidentale del Sichuan.

Il monaco in questione, in compagnia appunto del fratello,stavano cercando nascondiglio dalle forze armate che si era data alla caccia dei due individui imputati per l’aver partecipato alla manifestazione anti-governativa del 23 Gennaio 2012.

Il capo regionale del partito comunista per il Tibet, Chen Quanguo, ha annunciato che nella prossima riunione del congresso nazionale del partito verrà discussa l’adozione di un programma focalizzato verso una ‘’decisiva battaglia contro i monaci rivoltosi’’.                               

Un altro giornale, Global Times, ha riportato una dichiarazione di Xu Zhitao, un funzionario del Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito del Comitato Centrale del Partito Comunista, che afferma che

"Secessionisti guidati dal Dalai Lama sono apparso più determinati a formare gruppi di stampo cospirazionista durante l’anno in corso".

Inoltre, alcuni media riportano che.....

"Durante un incontro con Krishna a Pechino Mercoledì scorso, Zhou Yongkang ha dichiarato che la questione riguarda gli interessi nazionali della Cina. Il governo cinese è intento a reprimere i gruppi secessionisti al fine di salvaguardare la sua integrità territoriale"

ACTA, l'Europa dice NO 0

Nico | 20:22 | , , , , , , , ,



Divampa la protesta in Europa contro l’accordo commerciale anti-contraffazione, meglio conosciuto come ACTA. Il 2 febbraio scorso migliaia di protestanti, alcuni dei quali indossavano le maschere Guy Fawkes note dopo l’avvento degli Anonymous, hanno preso parte a una manifestazione svoltasi a Stoccolma contro il governo Svedese e il suo piano di ratificare il trattato in questione.
   
Ma l’Europa intera non ci sta. Centinaia di manifestazioni sono state pianificate in tutto il continente, con picco previsto Sabato 11 Febbraio in luoghi quali Londra, Parigi e Monaco, che seguiranno le centinaia di proteste gia avvenute in ogni angolo europeo, accompagnate da una petizione che gia conta 1,75 milioni di adesioni. A detta degli organizzatori la petizione, che punta a raggiungere oltre due milioni di firme, sarà consegnata ai responsabili delle decisioni presso Bruxelles nei prossimi giorni.

Tra le prime proteste si registra la manifestazione tenutasi Sabato scorso a Lubiana, dove circa 2.000 persone hanno marciato nella capitale slovena per dimostrare il loro disappunto. Le proteste sono state guidate dall'ambasciatore Sloveno in Giappone, Helena Drnovsek Zorko, seguite da simili dimostrazioni in Polonia dove decine di migliaia di persone sono scese nelle strade.

La scorsa settimana, l'ambasciatore sloveno Drnovsek Helena Zorko si è pubblicamente scusata per la sua "disattenzione" nella firma del trattato, ammettendo che

"Non ho prestato abbastanza attenzione. Molto semplicemente non ho collegato il fatto che  l'accordo che era stata incaricata di firmare limita notevolmente la liberta’ finora espressa dalla piu’ grande rete creata nella storia dell’umanita’ e che tutto cio possa compromettere il nostro futuro e in particolare quello dei nostri figli’’.     

In Repubblica Ceka il primo ministro dichiara che il suo governo sta sospendendo la ratifica del trattato internazionale sul copyright in seguito alle proteste e agli attacchi subiti dai siti del suo partito e del Governo stesso. Il trattato, non ancora approvato dal Parlamento di Praga ma già precedentemente firmato, verra’ quindi attentamente analizzato in tutte le sue forme.

La vicina Polonia, inoltre, ha sospeso la ratifica del trattato la scorsa settimana, vittima anch’essa di una serie di proteste e una serie di attacchi sui propri siti web governativi.

Ma in America invece che succede??? Le proteste hanno fermato SOPA e PIPA, ma riguardo ad ACTA il trattato è stato firmato dal presidente Obama l’11 Ottobre 2011, senza l’approvazione di alcuna autorita’ esterna quali in Congresso, la Corte Suprema o il popolo americano stesso.                          

Adesso che la firma è stata posta sul documento, il governo Statunitense trova parecchie difficolta’ nel cambiare le carte in tavola, ponendo il popolo Americano di fronte a un nuovo regime di leggi, restrizioni e regolamenti che potrebbero condurli verso ammende o addirittura carcerazione.

Insomma, per una volta la lezione di civilta’ gliela insegneremo noi europei.






Le 4 guerre che L'AMERICA PERDERA' 0

Nico | 13:38 | , , , , , , , , , , , , , , , , , ,



È diventato evidente che tutte le guerre causano danni. Non importa infatti  si tratti di una guerra figurativa o una guerra reale. E 'anche ovvio che quando una guerra è dichiarata su un problema sociale, lo Stato annunci una presa di potere che diminuisca in qualche modo la libertà in senso generico.

La guerra nasce quando si crea un nemico che deve essere sconfitto con la forza dei governi. Più sono ampie e potenti le armi del nemico, più grande e robusto diviene il ruolo del governo nel sradicarlo. E quando il governo inizia a finanziare una lotta si crea un circolo quasi impossibile da interrompere. Infatti il governo per perseguire questo scopo creera’ agenzie riempite da funzionari, persone che non sono li per vincere le guerre in corso ma bensi per crearne altre di nuove.

Ogni qualvolta la lotta per la legalizzazione della marijuana subisce uno stallo i sindacati di polizia e le carceri tirano un sospiro di sollievo..... Ogni qualvolta l’America viene attaccata i fabbricanti di armi gioiscono..... Ogni qualvolta si trova uno pseudo-terrorista nel territorio americano i fabbricanti di sistemi di sorveglianza alzano i calici al cielo..... E i cittadini pagano il conto, TUTTO, in termine di soldi e di liberta’.  

Questo ciclo di auto-rifornimento distruttivo deve terminare per permettere alla VERA pace e alla VERA libertà di espandersi. Iniziando per esempio con il rendersi conto che non vi è nessun nemico reale, ma sono piuttosto creazioni immaginate dai governi e dalle strutture di potere aziendali che traggono enormi benefici da una qualsivoglia guerra. E in questo circolo vizioso sono benvenute anche le multinazionali, invitate al grande banchetto. Banchetto che le fa ingrassare ai danni dei cittadini, sempre piu’ deboli e schiavi ignari del sistema.      

Ecco solo 4 esempi, 4 guerre intraprese dagli Stati Uniti in nome della pace e della liberta’.....

 
                                                  
                                                       Le guerre in Medioriente

Le guerre imperialistiche nella zona del mondo che piu’ abbonda di petrolio, il Medio Oriente. Tale guerra è chiaramente un fallimento annunciato in termine di idee, moralita’ ed allocazione di risorse. Anche se le menzogne e le bugie che hanno portato l’Occidente in quella zona fossero vere, si tratterebbe ancora di motivi inconsistenti per giustificare le innumerevoli tragedie capitate negli anni, non ultimo il costo immenso in sangue e denaro. La natura orwelliana della guerra perpetua è una tecnica che viene utilizzata da manager di livello mondiale. Essa serve a garantire che anche i paesi non direttamente coinvolti siano sotto continua minaccia di destabilizzazione economica ed abbiano il costante timore di un confronto diretto nei loro territori. Ciò consente l’uso di una normativa come la NDAA che dichiara ogni luogo un campo di battaglia anche quando non c'è in realtà nessuna guerra fisica o reale. L'istituzione continua a spingere per ulteriori guerre in terre straniere, forse portandoci addirittura alla Terza Guerra Mondiale. Dovremmo opporci ad ogni azione militare in tutto il globo se ci aspettiamo la pace globale.


                                                           Guerra al ‘’terrore’’:
 

La Guerra al terrore altro non è che una guerra per la libertà. Gli americani hanno perso preziosi diritti in merito alla guerra al terrorismo, in particolare da USA PATRIOT Act e dal recente NDAA.
L'idea che qualcuno abbia portato gli Stati Uniti a combattere una "guerra" contro una ‘’tattica’’ è una testimonianza di quanto la macchina di propaganda guerrafondaia sia influente sull’opinione pubblica. Non si potra' mai sconfiggere una tattica, o anche l'idea che sta dietro essa, non con la violenza ma solo la pace e la tolleranza possono essere valide armi. Ma, soprattutto, la guerra al terrorismo non potra’ sconfiggere nulla e nessuno, ma si tratta invece di controllare società dal libero passato. Per ricostruire la vera pace tutta questa assurdita’ deve finire.


                                                              Guerra alla droga:

La guerra alla droga avvantaggia innumerevoli interessi particolari ma rimane una guerra incompiuta che crea solamente un enorme danno alla societa’. In primo luogo, il governo non ha alcuna responsabilità o autorità per governare la privacy umana siano essi corporali o mentali. Così, la guerra stessa è un affronto ai diritti naturali di tutti. In secondo luogo, quando esiste una determinata richiesta ci sarà sempre e in ogni caso una fornitura, poco importa quanti muri legislativi siano costruiti e quanti fucili vi siano puntati. Quindi, è semplicemente impossibile da fermare con la forza. In terzo luogo, la guerra alla droga fa sì che la violenza nel traffico stesso aumenti, almeno per una questione legata alla difesa del sistema. Probabilmente se queste sostanze fossero legali sarebbe più facile controllarne l'uso illecito. Quindi, si tratta di una massiccio contributo in termini di denaro chiesto al contribuente al fine di mantenere varie agenzie e corpi di controllo. Esse infatti hanno bisogno di sempre più avanzati equipaggiamenti militari. Si deve poi tener conto dei costi del sistema giudiziario e delle prigioni. Non sembra più logico o morale continuare a condurre questa guerra. Una battaglia simile rischia di essere molto più dannosa per la società rispetto alla cosiddetta ‘’protezione personale’’ che le istituzioni vogliono farci credere di garantire tramite questo comportamento.   


                                                             Guerra Cibernetica:

La guerra informatica è in realtà una guerra all’informazione (che stiamo chiaramente combattendo). Non vi è alcun reale pericolo nella guerra cibernetica, tranne da quelli che beneficiano del consolidamento del potere. Potenziali hacker non valgono le spese sostenute per un esercito di cyber-spie e cyber-soldati, quando tali risorse potrebbe chiaramente essere utilizzati per tutte le reti con sistemi di protezione firewell a proteggerli dagli attacchi. E perché il Dipartimento di Sicurezza Nazionale è responsabile della protezione delle infrastrutture aziendali? Le società stesse dovrebbero avere i loro propri firewall in atto contro gli hacker. La propaganda in cui si afferma che gli attacchi alle infrastrutture aziendali potrebbero colpire le infrastrutture pubbliche è stata dimostrata falsa, ma non è altro che uno stratagemma per giustificare il controllo del web.
Lo stesso vale per il fronte della nuova protezione dei contenuti contro i potenziali violatori del copyright. Si tratta di uno stratagemma intento a farci credere che abbiamo bisogno di più potere da parte del governo nel chiudere arbitrariamente alcuni siti web. La soluzione ideale sarebbe allora la cessazione completa di attacchi informatici, non importa quanto potenzialmente devastanti possano essere, ma non vale la pena dare al governo l'autorità di censurare o chiudere i siti web.
Anche in questo caso, è un'altra falsa guerra che si tradurrà in libertà e privacy perduti da parte dei ceti di mezzo. L'unico nemico conclamato nella guerra alla pacifica informazione è rappresentato da coloro che spingono per la censura, dalle leggi draconiane sul copyright al fine di eliminare la concorrenza e le letture obbligatorie di tutti gli ID di Internet al fine di rimuovere in toto la privacy. Tutti dovrebbero opporsi a questa guerra se vogliamo davvero preservare la libertà di espressione e il diritto ad una informazione trasparente e plurale.

SS = COMBATTENTI PER LA LIBERTA' 0

Nico | 08:44 | , , , ,



"SS canonizzato", dice Tageszeitung, con in prima pagina una la foto del leader dell'organizzazione nazista, Heinrich Himmler, in visita ai volontari SS in Estonia nell'ottobre del 1943.

Il quotidiano berlinese si riferisce a un disegno di legge che il ministro della Difesa estone auspica di avere adottato nel mese di marzo. 

 
Secondo il testo, a tutti coloro che hanno partecipato alla lotta contro l'Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale sarà concesso lo status di "combattenti per la libertà", che include i membri delle SS estoni.

I precedenti tentativi di far passare il disegno di legge è fallito nel 2006 e il 2010. 

 
Questa volta, "l'appoggio della maggioranza sembra garantito," riferisce TAZ. 

L'ambasciata russa a Tallinn ha definito il progetto di legge come "blasfemo", mentre il partito tedesco dei Verdi ha criticato una "giustificazione retrospettiva delle atrocità commesse dagli uomini di Hitler nell' Unione sovietica




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Chi usa Facebook fa peccato 0

Nico | 12:07 | , , , , ,



7 gennaio 2012 - Parola di ayatollah. Iraniano per la precisione.

Facebook e’ anti islamico e il suo uso rappresenta un peccato per i musulmani. Lo ha stabilito un ayatollah iraniano, Lotfollah Safi-Golpaygani, il cui parere e’ stato diffuso dall’ agenzia stampa iraniana Isna.

“Fondamentalmente, andare su un sito web che diffonde immoralita’ e puo’ indebolire la fede e’ un’attivita’ proibita e anti islamica, per questo diventarne membro [...]e’ haram (peccato)- ha affermato l’ ayatollah- e’ permesso solo l’uso di siti che diffondono i principi religiosi e non portano a nessuna immoralita’”.
TUTTI PAZZI PER FACEBOOK – In Iran e’ prassi comune richiedere pareri su pratiche sociali ai diversi ayatollah e le loro risposte sono una forma di editto religioso. ma e’ difficile che questo pronunciamento possa scoraggiare gli utenti di Facebook. Secondo stime ufficiali dello scorso ottobre, ben 17 milioni di iraniani hanno il loro profilo sul social network, malgrado le restrizioni imposte dal governo. Gli osservatori ritengono che gli utenti siano in realta’ molti di piu’, in questo paese di 70 milioni di persone con il 60% della popolazione sotto i 30 anni.
 
LA CYBERPOLIZIA - In Iran, le autorita’ hanno bloccato l’accesso a piu’ di 5 milioni di siti, ma gli internauti riescono ad aggirare gran parte dei blocchi, cosi’ come i film e i Cd occidentali vietati sono facilmente reperibili al mercato nero. Le autorita’ hanno recentemente creato una unita’ di cyberpolizia per controllare il web e vi e’ anche un progetto, piu’ volte rinviato, per creare una rete Internet iraniana.



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MICROCHIP RFID OBBLIGATORIO PER TUTTI I CITTADINI AMERICANI DAL 2013 (VIDEO) 0

Nico | 08:14 | , , , , ,

Non poche polemiche sono nate a proposito del disegno di legge sulla salute presentato da Obama e che a partire dal 2013 renderà obbligatorio per tutti i cittadini statunitensi l’impianto di un microchip Rfid che contenga tutte le informazioni relative a ogni americano.




  
L’intento dichiarato è quello di facilitare il monitoraggio e il controllo della salute di ogni singolo individuo, con la creazione di un apposito registro nazionale in cui ogni chip – e quindi ogni persona – sia registrato.
Fin troppo facile lanciarsi in speculazioni in degne dell’orwelliano Grande Fratello, ma il nuovo progetto sulla salute – l’HR 3200 – adottato di recente dal Congresso prevede la necessità di impiantare il chip per identificare tutti i cittadini che usufruiscono del sistema sanitario.
Il progetto era già in studio nel 2004, come rivelano alcuni documenti della Food and Drug Administration, con il nome di Implantable Radiofrequency Transponder System for Patient identification and Health information (Sistema di transponder impiantabile a Radiofrequenze per l’identificazione dei Pazienti e le informazioni relative alla salute).
Di fatto, con il pretesto di garantire una migliore assistenza sanitaria, gli Stati Uniti stanno cercando di marcare ogni cittadino, senza tra l’altro, aver previsto alcun tipo di regolamentazione per l’impianto e l’uso dei microchip Rfid, cosa che potrebbe causare conseguenze impreviste – almeno non da noi comuni mortali – per la vita anche democratica dei cittadini americani.

FONTE: http://www.wakeupnews.eu/dal-2013-rfid-obbligatorio-negli-stati-uniti/
FDA Approves Use Of
Implantable Chip In Patients
http://www.rense.com/general58/plant.htm

Microchip RFID a tutti gli americani dal 2013
Washington rende obbligatorio l’impianto di un microchip RFID per tutti gli americani.

E’ confermato, il Progetto di Legge sulla Salute di Obama renderà obbligatorio l’impianto di un microchip RFID per tutti i cittadini americani. L’obiettivo è di creare un registro nazionale di identificazione che permetterà di “seguire meglio i pazienti avendo a disposizione tutte le informazioni relative alla loro salute”. Il nuovo progetto relativo alla salute (HR 3200) è stato adottato recentemente dal Congresso e alla pagina 1001, contiene l’indispensabile necessità per tutti i cittadini che usufruiscono del sistema sanitario di essere identificati con un microchip sottocutaneo.



                                 Microchip RFID a tutti gli americani dal 2013

In un documento ufficiale, vi è la prova che questi dispositivi fossero già previsti nel 2004. Questo documento della FDA (Food and Drug Administration), datato 10 Dicembre 2004 è intitolato Class II Special Guidance Document : Implantable Radiofrequency Transponder System for Patient identification and Health information ( Documento di orientamento speciale di classe II : Sistema di transponder impiantabile a Radiofrequenze per l’identificazione dei Pazienti e le informazioni relative alla salute).


L’impianto di un microchip per i pazienti che contenga le informazioni sulla loro salute era quindi già allo studio nel 2004. Nel Progetto di Legge intitolato America’s Affordable Health Choices Act of 2009 (Legge del 2009 sulle scelte di salute finanziariamente abbordabili dell’America), si può leggere nel paragrafo Subtitle C – National Medical Device Registre ( Sottotitolo C – Registro nazionale dei Dispositivi Médici), che è prevista una scheda per ogni persona che ha o sarà munita di un dispositivo sottocutaneo: Il ” Secretary ” stabilirà un ” registro nazionale dei dispositivi medici ” (in quel paragrafo sono chiamati “registro”) per facilitare l’analisi della loro sicurezza dopo la commercializzazione, con i dati di ogni dispositivo che è o è stato utilizzato su un paziente…”
Quindi tutte le persone che avranno ricevuto il microchip saranno schedati in un nuovo registro che ancora non esiste.

Con il pretesto di assicurare meglio l’assistenza sanitaria e preservare la salute dei cittadini, tutta la popolazione sarà marchiata con un microchip elettronico e schedata. L’inizio della marcatura obbligatoria per tutti è previsto a partire dal 2013.

Alla pagina 1006 del progetto, è fatta una precisazione sulla data di entrata in vigore del dispositivo: “ENTRATA IN VIGORE. Il Ministro della Salute e dei Servizi Sociali, metterà in opera il registro in virtù dell’articolo 519 (g) della Legge Federale sul cibo, i farmaci e i prodotti cosmetici come da aggiunta nel paragrafo, non più tardi di 36 mesi dalla promulgazione della presente Legge, senza preoccuparsi se le regolamentazioni definitive per stabilire e utilizzare il Registro siano state promulgate o meno in quella data”.

Quindi 36 mesi a partire dalla data di entrata in vigore della Legge! Questo ci dà 3 anni. Il 2013 è l’anno in cui la marcatura obbligatoria dovrebbe incominciare. Da notare che entrerà in vigore anche se non sarà stata adottata nessuna regolamentazione sul suo utilizzo e che sia presente o meno un inquadramento ben definito sull’utilizzo del “registro”.



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UNILEVER..... REGINA DELLA VIOLENZA 0

Nico | 10:58 | , , , , , , , , , , , , ,

Oggi San Tommaso si occupa ancora una volta di multinazionali. Sconosciuta ai piu' (forse.....) la UNILEVER puo' ''vantare'' un'ampia gamma di reati, dallo sfruttamento dei lavoratori ovviamente sottopagati, passando per inquinamento e test animali. Beh, che dire??? Complimenti, avete attirato la nostra attenzione. Siete pronti???                                                                       
                                                                                  
                                                                                

                                                                              STORIA

Unilever nasce nel 1930 dalla fusione di due società, l'inglese Lever Brothers e l'olandese Margarin Unie. Gli anni trascorsi tra il 1930 e i giorni nostri hanno visto questa azienda protagonista di un'ascesa ed un'espansione che l'hanno resa una tra le multinazionali più potenti sul mercato. Oggi Unilever può contare su un ventaglio di marche (nel campo dell'alimentazione, bevande, prodotti per l'igiene e per la casa) sia global che local, molte delle quali dominanti nei loro settori di vendita. È presente in 90 paesi con 200 filiali e si presenta come il gruppo più importante nel settore dei beni di largo consumo.

Oggi la multinazionale alimentare e chimica è presente in 75 paesi ed è classificata al 43° posto della graduatoria mondiale. Fattura 88.000 miliardi di dollari e impiega 267.000 persone.


                                                                             PRODOTTI

La Unilever Italia occupa i primo posto tra le imprese alimentari italiane (opera attraverso cinque società autonome che fanno capo a Unilever Italia s.p.a. e sono Sagit, Lever Fabergè, Van Den Berg, Calvin Klein Cosmetics, Diversey), è azienda leader nel mercato degli oli d'oliva, dei surgelati, del tè, delle margarine e dei gelati. Inoltre, è il più grande commerciante al mondo di the di cui è anche un grande produttore attraverso la propria filiale Brooke Bond.

Oggi è presente nei mercati di tutto il mondo con i seguenti prodotti:

•    DETERSIVI: Coccolino, Omo, Bio Presto, Svelto, Vim, Cif, Lysoform, Surf
•    SAPONETTE: Lux, Dove, Rexona
•    SPAZZOLINI: Gibbs
•    DENTIFRICI: Durban's, Benefit, lose-up Pepsodent, Mentadent
•    CREME: Leocrema, Cutex
•    SHAMPOO: Clear, Elidor, Axe, Denim, Dimension, Dove, Timotei
•    COSMETICI: Atkinson
•    PROFUMI: Fabergè, Brut 33
•    ALIMENTARI: Milkana, Gradina, Rama, Maya
•    MARMELLATA: Althea
•    GELATI: Algida, Carte d'Or, Eldorado, Magnum, Solero, Sorbetteria di Ranieri
•    SURGELATI: Findus, Genepesca, Igloo
•    OLIO: Bertolli, Dante, Friol, Maya
•    MAIONESE: Calve', Mayo', Top down
•    TE' : Lipton, TE'ati


                                                                    PARADISI FISCALI

Secondo il Rapporto annuale 2009 Unilever, la società ha filiali nei seguenti paesi: Andorra, Antigua, Bahamas, Barbados, Belize, Bahrain, Brunei, Costa Rica, Cipro, Dominica, Grenada, Guatemala, Hong Kong, Irlanda, Liberia, Lussemburgo, Malta, Isole Marshall, Mauritius, Monaco, Antille Olandesi, Panama, Filippine, Samoa, San Marino, Seychelles, Singapore, St Lucia, St Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Tonga, Uruguay e Vanuatu, tutti paesi che erano in lista ECRA di paradisi fiscali aziendali.


                               PRODOTTI GENETICAMENTE MODIFICATI E GELATI

La multinazionale Unilever, che controlla oltre il 40% del mercato italiano del gelato confezionato, vuole lanciare in Italia il “gelato al merluzzo” o meglio alla proteina artificiale copiata con la bioingegneria dal ´macrozoarces americanus´, una specie di merluzzo che vive nelle acque atlantiche più fredde. L’intento di Unilever è quello di abbassare così la temperatura a cui si formano i cristalli di ghiaccio e realizzare gelati con forme più complicate e più “gradevoli” alla vista, soprattutto dei bambini.
Unilever ha affermato che una miscela solida potrebbe essere creata e usata, che mantiene la forma delineata senza l'uso eccessivo di grassi e crema. La richiesta di utilizzare la tecnologia era stata presentata alla Food Standards Agency, e Unilever ha detto che la tecnologia è stata già precedentemente messa in atto negli Stati Uniti come in altre parti del mondo. La società ha sostenuto che nessun materiale OGM rimarrebbe nel prodotto finale.

Nell'ottobre 2008 Ethical Consumer ha scritto ai vertici Unilever allegando un questionario che comprendeva una domanda sull’uso o meno di una politica di modificazione genetica. L'azienda ha risposto che "Riconosciamo che l'opinione pubblica sulle biotecnologie, come ad esempio l'uso di ingredienti geneticamente modificati negli alimenti, è ancora in evoluzione e che il dibattito e il consenso dell'opinione pubblica stessa è in fasi diverse in differenti regioni del mondo. Le nostre aziende sono libere di usare ingredienti derivati da semi geneticamente modificati, che sono stati approvati dalle autorità di regolamentazione e che soddisfano i nostri standard di qualità e accettabilità’’.

Secondo la guida di Greenpeace i seguenti prodotti era stati classificati con il rating negativo applicato a "prodotti alimentari che possono contenere ingredienti geneticamente modificati o essere derivati da animali nutriti con colture geneticamente modificate": Pepperami, ragù bianco sugo lasagne, Ben & Jerry gelato, Magnum, Solero, Pollo Salse Stasera reamy, Minimilk, Bovril, Elmlea, maionese Hellman, e brodo di pollo Knorr, prosciutto salsa cremosa salsa olandese salsa, e il prezzemolo.
IL THE

Unilever, con la consociata Brooke Bond (proprio quella che si occupa del marchio Lipton) coltiva tè in paesi come l'India, il Kenya, la Tanzania, Malawi e lo Zaire per una superficie globale di circa 17'000 ettari. Le critiche vanno alle condizioni più che misere dei lavoratori come pure ai salari da fame che percepiscono.

La produzione di tè nello Sri Lanka è cominciata verso la fine del secolo scorso, quando Lipton comperò 10'000 ettari di terra. La popolazione locale si rifiutò di lavorare in quelle piantagioni così Lipton assunse lavoratori Tamil dal sud dell'India. Ma le popolazioni Tamil non sono viste di buon occhio da quelle cingalesi. Cominciarono così tutta una serie di guerre civili tra forze governative e le cosiddette " tigri di liberazione Tamil " (che tutt'ora affliggono il paese).

Sono circa mezzo milione i Tamil che lavorano oggi nelle piantagioni della Unilever, senza diritti politici, senza patria, al limite della soglia di povertà, emarginati dal governo cingalese, come ogni minoranza etnica e non del resto. La tragica situazione dello Sri Lanka affonda le sue radici nel periodo coloniale, in cui la coltivazione del tè ha creato ingiustizie strutturali che permangono tutt'ora : il tè Lipton rimane la memoria e il simbolo di queste ingiustizie.


                                                            RITORSIONE SUI LAVORATORI

Unilever ha filiali in paesi con regimi oppressivi come il Brasile, la Colombia, l'Egitto, l'El Salvador, il Guatemala, Honduras, l'India, l'Indonesia, il Kenya, il Messico, il Marocco, il Perù, le Filippine, il Senegal, lo Sri Lanka, la Turchia e l 'Uganda.

•    RELAZIONI SINDACALI: nel Giugno 89 i lavoratori della Gessy Lever a San Paolo, Brasile, occuparono la fabbrica per rivendicare paghe e condizioni di lavoro migliori; 87 di loro furono licenziati. Sebbene poi i lavoratori ricevettero un aumento di paga, la direzione mancò di riconoscere il consiglio di fabbrica eletto dai lavoratori.

•    SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: nel 1988 membri del sindacato dei lavoratori nella fabbrica Elida Gibbs in Sudafrica scioperarono per il salario minimo. La direzione aziendale ottenne un ordine dalla Corte Suprema che reprimeva i membri del sindacato dall'interferire con la produzione e distribuzione di merci. (Comunque, il sindacato ultimamente ha vinto la sua rivendicazione per un salario minimo mensile di R 195).

Unilever è uno dei massimi responsabili delle gravi condizioni in cui versano milioni di contadini del sud del mondo perchè i suoi metodi commerciali, totalmente ispirati ad una logica di profitto, non garantiscono guadagni dignitosi.

Secondo il sindacato internazionale degli alimentaristi, la controllata Brooke Bond continua a strappare ingenti profitti dalla sua piantagione keniota Sulmac, la più grande del mondo, ove impiega oltre 5000 lavoratori a tempo pieno. Le condizioni di lavoro sono state definite "da manuale del colonialismo".

Secondo il rapporto 2005 di ActionAid 'Power Hungry’ i vertici Unilever sono stati complici di lavoro minorile in Andhra Pradesh, in India. La pubblicazione ha dichiarato che ci sono stati 82.875 i bambini impiegati in aziende agricole di semi di cotone nello stato Indiano meridionale nel 2003-2004 - e che 12.375 dei bambini ha lavorato in aziende multinazionali come la fornitura di Unilever.

Il rapporto sostiene che molti erano bambini lavoratori sotto i 10 anni, l'85% erano ragazze, e earnt un salario medio giornaliero di 14-25 rupie. Molti sono stati gli immigrati da caste basse, che sono stati venduti in schiavitù per debiti. I bambini erano soliti subire l’impollinazione incrociata di fiori di cotone a mano per un massimo di 13 ore al giorno, e nel processo sono stati esposti a effetti di pesticidi tossici. Dormitori comuni allocati in piccole capanne erano l’alloggio piu’ usuale, ove si lamentava mal di testa, nausea e convulsioni dovuti alle sostanze chimiche inalate.

Unilever, in Indonesia, Malawi e Kenya, è stato accusato di assumere personale con un contratto temporaneo il che comporta un peggioramento della paga e una diminuzione dei diritti fondamentali, per esempio, pensioni e accesso alle cure mediche. Unilever è stato detto per tenere conto di più del 70% delle esportazioni di tè indonesiano, ed è stato dichiarato  "altamente probabile" che l'azienda influenzato i prezzi nella regione.

Per parlare di casa nostra, infine, nel dicembre del 2007 l'azienda ha licenziato ben 1000 lavoratori della provincia di Cagliari, che hanno risposto con manifestazioni e cortei. Gli operai sostenevano che le motivazioni fossero insufficienti, a fronte di forti incrementi di produttività (sforzi certificati e premiati in ambito internazionale) concretizzati senza innalzare i costi.


                                                                        INQUINAMENTO

La compagnia è stata multata per 5.000 sterline nel 1990 causa il rilascio di 50 tonnellate di acido solforico concentrato dalla sua fabbrica Crossfield Chemicals a Warrington (Gran Bretagna). Secondo il Registro dell'Autorità Nazionale dei Fiumi, nel periodo Gennaio-Marzo 1991 la compagnia ha superato gli scarichi consentiti tre o più volte. Inoltre, tra l'1-9-1989 e il 31-8-1991 la compagnia fu dichiarata colpevole di inquinamento delle acque.

Unilever è stata accusata nel 2008 da Greenpeace per avere contribuito alla deforestazione della foresta pluviale indonesiana acquistando olio di palma da fornitori che non si sarebbero occupati di salvaguardare l'ambiente. L'azienda ha risposto rivelando i suoi obiettivi di acquisto di olio di palma da fornitori certificati entro il 2015.

In India la filiale di Unilever Hindustan Lever è stata accusata di inquinamento ambientale in una zona protetta del sud del paese per avere abusivamente scaricato scarti tossici di mercurio derivanti dalla produzione di termometri.


                                                                       TEST ANIMALI

Per ultimo, ma non ultimo per gravità, quasi tutti i cosmetici della Unilever sono testati sugli animali.

Unilever era su una lista di 'aziende che testano i propri prodotti sugli animali come, per esempio, prodotti di igiene intima e prodotti per la casa che sono stati testati su cavie anche se non richiesto dalla legge.

L'edizione 2009 del Bollettino ‘’Uncaged Campagne’’ dichiarava che vivisettori da Unilever siano stati coinvolti nel 'sacrificio' di 128 topi in un ripetersi di test d’avvelenamento utilizzando ingredienti chimici quali butilparaben e metilparaben.


Le sostanze chimiche coinvolte venne somministrato agli animali come '’cibo di tutti i giorni’’, più veniva effettuato il prelievo di campioni di sangue con un metodo chiamato '’emorragia retro-orbitale’'. Si tratta di una procedura estrema che coinvolge la puntura della cavità oculare. Secondo l'articolo, non vi è stata applicata condanna alcuna per questo metodo d’esaminazione, avvallando dunque l'estrema brutalità di questo test.

Nel Febbraio 1992 Mid Somerset Earth First! lanciò il boicottaggio della Unilever e dei suoi prodotti dietetici integrali, alla luce dei test sugli animali e del comportamento globale verso l'ambiente.
Secondo un comunicato stampa della Humane Society degli Stati Uniti, del 23 agosto 2006, una campagna era stata lanciata per chiedere a 'Ben & Jerry', di proprieta’ Unilever, di smettere l’uso di uova provenienti da allevamenti di pollame in batteria per produrre il proprio gelato. La società assicuro’ di effettuare tale modifica e passare a uova di gallian ruspante, senza pero mai portare a termine tale promessa.     






                                             COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE

Unipath, filiale della Unilever, è stata criticata da Maternity Alliance per l'offerta di una fornitura mensile di un complesso vitaminico insieme ai kit per il test della gravidanza. I gruppi fanno notare che nel 1990 il Dipartimento della Sanità consigliò alle donne gravide di evitare di prendere integratori dietetici che includono la vitamina A, a causa dei pericoli di difetti nel nascituro.




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COME E QUANDO FARE CAUSA ALLA VOSTRA BANCA 0

Nico | 10:02 | , , , , , , , ,




IL COMITATO FERMIAMO LE BANCHE E LE TASSE PER CONTO DELL'AVVOCATO MARRA CI SPIEGA COME E QUANDO FARE CAUSA ALLA VOSTRA BANCA PER RECUPERARE QUEI SOLDI CHE VI HANNO SOTTRATTO INDEBITAMENTE.LEGGETE E USATE GLI APPOSITI CONTATTI PER TUTTE LE DELUCIDAZIONI NECESSARIE.FATE VALERE I VOSTRI DIRITTI CITTADINI ITALIANI!







QUANDO CONVIENE FARE CAUSA ALLA BANCA
FermiamoLeBanche&LeTasse ha l’obiettivo, oltre che di far recuperare ai cittadini e alle aziende il denaro che le banche gli hanno sottratto indebitamente, di cambiare il sistema bancario attraverso le cause. Le cause che è opportuno fare, perché sono praticamente vinte in partenza, sono però fondamentalmente le cause civili in relazione a conti correnti in cui vi siano degli affidamenti. Cause queste ultime nelle quali la banca viene quasi sempre condannata a restituire tutte o parte delle somme di cui si appropriata dall’apertura del conto corrente, operazione per operazione. Vittoria ora ulteriormente facilitata dalla sentenza n. 12028, del 26/03/2010, con la quale Cassazione ha stabilito che la commissione di massimo scoperto deve essere utilizzata ai fini del calcolo per stabilire se il tasso praticato dalla banca è usurario. Tassi che, se vi si comprende la commissione di massimo scoperto, sono usurari quasi sempre. Con la conseguenza, nelle cause, che tutte le operazioni vanno ricalcolate sulla base del tasso legale, per cui emergono differenze molto alte, che, in presenza di conti con forti affidamenti e molto movimentati, sono spesso di centinaia di migliaia di euro o di milioni. Cause che, invece, quando non ci sono fidi, sono in genere per piccoli importi, per cui i margini di vittoria diventano troppo sottili. Diverse sono poi le cause dei mutui, che sono più problematiche, e per le quali non si può garantire per il momento un buon risultato, salvo che nei casi in cui vi è usura.




COSA OCCORRE PER INIZIARE
Per proporre la causa l’azienda interessata deve fornire copia di tutta la documentazione del conto corrente, con particolare riferimento agli estratti, a partire dall’apertura del conto. La prescrizione è decennale, ma non decorre durante il rapporto di conto corrente, per cui si può fare causa entro dieci anni dal giorno in cui il conto è stato chiuso, e si può recuperare tutto, anche se il conto è durato ad esempio 30 anni. Se non si ha la documentazione la si può chiedere alla banca, che, per legge, deve rilasciarla entro tre mesi. La banca però non è obbligata a dare documentazione più vecchia di dieci anni dal momento in cui la si chiede, per cui, se non si ha la documentazione relativa al periodo anteriore a dieci anni, per quel periodo non si possono fare i conteggi, a meno che non si riesca ad ottenere dal giudice l’ordine alla banca di esibirla. Se la banca ha superato i tassi usurai, come avviene nella più parte dei casi, si presente denunzia per usura. In questo caso è sufficiente che il Pubblico Ministero rinvii a giudizio la banca per poter presentare una domanda al Prefetto come vittima dell’usura per poi ottenere la sospensione di un anno di vari termini, quali i termini dei pignoramenti, nonché di ben tre anni per gli adempimenti fiscali.


QUALI SONO I COSTI?
Occorre pagare l’inserimento a video dei dati di cui agli estratti conto, per il quale delle dattilografe a cottimo prendono 5 centesimi (circa 100 vecchie lire) per ogni riga dell’estratto conto, oltre ad una somma variabile da circa 70 a 1.100 euro (secondo il valore della causa) per l’iscrizione a ruolo e le notifiche.

MAGGIORI DETTAGLI PER COLORO CHE SONO INTERESSATI AL MODO IN CUI SONO FORMULATE LE CITAZIONI
L’atto di citazione che usiamo è basato su tre richieste. La prima, che per il momento non viene accolta, ma che contiamo lo sia nell’arco temporale richiesto per i tre gradi, è che il Tribunale, accertato il signoraggio (vedi cos’è il signoraggio da www.marra.it, doc. n. 134), dichiari dovuta la restituzione delle somme eventualmente dovute, non alla banca, ma allo Stato, ove e quando lo Stato ne facesse eventualmente richiesta. La seconda è invece che il Tribunale dichiari dovuta la restituzione del solo capitale o, in subordine, del solo capitale con il solo tasso legale, come previsto dalla legge anti-usura quando la banca, come generalmente accade specie nei fidi, pratica tassi usurari, ovvero quando trattiene (quale che sia la causale, escluse tasse e imposte) oltre il 50% del tasso medio in quel tipo di operazioni. Per il caso infine l’usura non ci sia, si chiede che la condanni allora a restituire quanto trattenuto per anatocismo, commissioni di massimo scoperto, accredito differito dei versamenti, tassi passivi ultra-legali o attivi sub-legali, quando siano indeterminabili (lo sono in pratica sempre) ecc. Cause generalmente vinte in partenza sia in relazione all’usura, e sia all’anatocismo, commissioni di massimo scoperto, accredito tardivo degli assegni, e così via, perché la giurisprudenza in materia è favorevole. Per cui, forti della somma che si incassa in primo grado, si può proseguire in appello e in cassazione per il signoraggio attendendo l’evoluzione giurisprudenziale. Argomenti che vanno usati anche nelle opposizioni ai decreti ingiuntivi. Tendiamo poi a non prendere cause già iniziate da altri avvocati, o nelle quali tutto è già accaduto, magari da tempo, perché è troppo difficile intervenirvi. Restiamo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

"FermiamoLeBanche&LeTasse"


Siamo organizzati per seguire le controversie bancarie in tutta Italia.
Può contattarci allo 0817879166 o al 3932039457 oppure inviarci una mail facendo click qui.

Il microchip, un prodotto inaffidabile 0

Nico | 12:19 | , , ,


“Se giudichiamo il VeriChip da un punto di vista puramente commerciale, esso è un prodotto ridicolmente difettoso” afferma Liz McIntyre, co-autrice assieme a Katherine Albrecht del libro Spychips (“Come le grandi multinazionali ed il governo stanno pianificando di tracciare ogni tua mossa”).

Infatti il ricercatore Jonathan Westhues che si occupa di problematiche di sicurezza ha mostrato quanto sia facile clonare un VeriChip impiantato nel braccio di una persona e programmare un altro chip con lo stesso codice di identificazione.
 
Westhues, noto per il suo precedente lavoro di clonazione delle tessere magnetiche equipaggiate con RFID ha inserito nel suo sito web una pagina sul suo dispositivo di clonazione del VeriChip.

Russia, esce dal carcere Navalny, il blogger che denunciò i brogli alle elezioni politiche 0

Nico | 10:23 | ,

L'internauta è diventato il simbolo della protesta per le irregolarità del voto che ha portato alla risicata vittoria del partito di Putin. Dal 2008 dalle colonne del suo sito denuncia corruzione e malaffare
Nonostante l’alba fosse ancora lontana, nella gelida notte moscovita – erano le 2,35 del mattino – davanti al commissariato di Marinsky Park c’erano decine di giornalisti e di sostenitori, alcuni con mazzi di fiori bianchi. Un’accoglienza festosa per Alexei Navalny, il blogger russo diventato uno dei simboli della protesta contro i brogli elettorali che hanno portato alla risicata vittoria di Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, alle elezioni politiche del 4 dicembre scorso. Navalny era stato arrestato il 5 dicembre durante una delle manifestazioni anti-Putin che hanno segnato i giorni del dopo-voto, ed è stato condannato a 15 giorni di prigione per l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Assieme a lui sono stati scarcerati una decina di altri attivisti.

“Sono entrato in prigione in un paese e sono uscito in un altro”, ha detto il blogger ai giornalisti presenti prima di annunciare la propria presenza nella manifestazione di protesta convocata per sabato 24 dicembre a Mosca.

Navalny, 35 anni, padre di due bambini, è salito alla ribalta della scena politica russa grazie alla sua attività di blogger, iniziata nel 2008. Nazionalista, ha iniziato a denunciare la corruzione nella gestione di alcuni dei colossi dell’industria russa, come i giganti del settore energetico quali Gazprom, Transneft e Rosneft, fino alla banca Vtb. Il suo blog, che oggi ha circa 60 mila lettori regolari, è diventato quello che lui stesso ha definito una “macchina per le denunce di massa”. La sua idea vincente è stata quella di mobilitare i lettori e invitarli a scrivere alle autorità per indagare i casi di corruzione e cattiva gestione che lui segnalava sul suo blog. Nel caso della Transneft, per esempio, dalle sue denunce per la gestione fallimentare di 3 miliardi di euro è nato un caso che è stato ampiamente ripreso dalla stampa russa. Altrettanta eco ebbe il caso di un dirigente della casa automobilistica tedesca Daimler che ammise di aver pagato tangenti a funzionari pubblici russi.

Nel 2011 c’è stato un altro salto di qualità, con la fondazione del sito Rospil.info, il cui obiettivo dichiarato è rintracciare e denunciare i casi di corruzione nella gestione degli appalti statali. Rospil in pochi mesi di attività ha presentato una settantina di denunce alle autorità antitrust russe, che in 39 casi le hanno giudicate ammissibili e hanno aperto procedure di indagine. Le sue azioni di cyberattivista si sono moltiplicate nelle settimane precedenti il voto di quest’anno, a cui Navalny ha invitato a partecipare per scegliere “chiunque tranne Russia Unita”. La sua definizione preferita del partito di Putin e del suo delfino Dimitri Medvedev, “un partito di truffatori e ladri”, è stata riprese e amplificata dagli utenti della Rete, oltre che dal partito Russia Giusta (centrosinistra) che ne ha fatto uno dei slogan elettorali.

Alla durezza verbale, però, Navalny unisce una notevole dose di cautela nelle forme della protesta: “Per fare andare via Putin, dobbiamo far avanzare le nostre richieste che sono completamente legali – ha detto nella conferenza stampa improvvisata davanti al commissariato – Il popolo deve dimostrare di avere il potere e così non avremo bisogno di rompere vetrine o fare altre cose del genere”.

E dopo la batosta subita da Russia Unita alle ultime elezioni, in cui la formazione di Putin-Medvedev ha perso il 15 per cento dei consensi ed è scesa appena sotto il 50 per cento, Navalny ha rilanciato la sfida per le elezioni presidenziali, previste per il prossimo 4 marzo. Elezioni che vedranno di nuovo zar Vladimir in corsa per il posto più alto del Cremlino, visto che, grazie alla staffetta con Medvedev (che tornerà a fare il primo ministro), Putin ha aggirato il divieto costituzionale di tre mandati presidenziali consecutivi. “Il 4 marzo non ci saranno elezioni presidenziali nel vero senso della parola – ha detto Navalny – Perciò non è molto sensato andare a votare, dobbiamo però dimostrare di essere la maggioranza, una maggioranza che è in grado di spaventarli. La loro paura si sente”.

Sabato 24 ci saranno manifestazioni di protesta sia a Mosca che a San Pietroburgo che in altre città della Russia. Nella Capitale, la polizia si aspetta un corteo con almeno 50 mila persone. Un record assoluto, se così sarà, per la Russia degli ultimi anni. Un paese che, come ha scritto di recente l’Economist, “non è stabile, è rigido”. Non così rigido, però, nonostante la presa del judoka Putin, da riuscire a contenere facilmente la pressione che sale da una società che si è svegliata dopo il trauma letargico del crollo dell’Unione sovietica e – come scrive il giornalista Maxim Trudolubov – ed è ora alla ricerca di una nuova identità fuori dal progetto putiniano.




FONTE

Wikileaks: c'è una rete di spionaggio globale 0

Nico | 06:50 | , ,

Wikileaks li chiama Spyfiles. Sono centinaia e centinaia di informazioni su un nuovo business: lo spionaggio di massa. Un business che vale miliardi di dollari e che coinvolge migliaia di persone, come rivelano i nuovi 287 documenti di Wikileaks (anche se si aspettano nuove rivelazioni nei prossimi giorni), pubblicati in Italia dall'Espresso.

"Sembra qualcosa uscito da Hollywood", si legge sul sito di Wikileaks, "ma oggi, i sistemi di spionaggio di massa, costruiti dalle aziende occidentali, utilizzati contro gli oppositori politici, sono una realtà". Una realtà, nata a partire dal 11 Settembre del 2011, che parla di un'enorme rete, creata da circa 160 aziende private, volta a catturare migliaia e migliaia di telefonate, email e sms. Questa rete, in totale assenza di regolamentazione, è inoltre incredibilmente redditizia (Wikileaks parla di miliardi di dollari di ricavi annuali).

Tra i vari nodi di questa rete c'è la VASTech, che vende segretamente attrezzatura per registrare chiamate di "interi paesi". Ad essere colpito è anche Facebook che, se infettato, può essere fonte di un'incredibile quantità di informazioni personal

Tuttavia non bisogna pensare che queste aziende vendano prodotti unicamente alle dittature, come l'italiana Area Spa che fornisce al regime siriano sistemi informatizzati per l'intercettazione, ma lo spionaggio di massa avviene anche tra le mura occidentali. Per quanto riguarda l'Italia, per esempio, troviamo ben 7 aziende che vendono servizi per il monitoraggio di Internet, cellulari e GPS. Una addirittura produce trojan per il prelievo di dati personali dal computer. Sorprendente è anche il caso della spagnola Agnitio che produce software per cambiare il contenuto degli sms prima che questi vengano inoltrati.

Wikileaks mette in luce, quindi, una società del Grande Fratello che è molto più vicina di quanto pensassimo.

Maikel Nabil, quando informare è reato 0

Nico | 18:29 | , , , , ,

E' stato condannato a due anni di carcere il blogger Maikel Nabil con una riduzione della pena di un anno rispetto alla sentenza emessa l'11 aprile 2011.
Pur essendo un civile, Nabil è stato processato assieme ad altre 12.000 persone da un tribunale militare a porte chiuse, procedura comune dopo la caduta di Mubarak.


Il capo d'accusa riguarda la pubblicazione di notizie false e insulti verso l'esercito tramite la sua pagina Facebook ''No al servizio militare obbligatorio''. Arrestato piu volte, il blogger dal carcere continuo' a pubblicare nel suo sito tramite note scritte a mano e lasciate agli avvocati, poi destinati alla pubblicazione.


Ovvie rivolte da parte ci cybernauti e cittadini che rifiutano di rinunciare alle proprie liberta' di pensiero platealmente minacciate dalla SCAF. Diverse organizzazioni di difesa dei diritti umani difendono a spada tratta Nabil e al loro fianco sli Stati Uniti stanno premendo su un rilascio, posizione alquanto ambigua in quanto gli stessi americani continuano a fornire aiuto incondizionato ai leaders militari SCAF, anche se sono consapevoli che essi cerchino di limitare i diritti dei cittadini
 
Il padre del blogger si sfoga cosi: ''Mio figlio è stato condannato perché ha detto la verità su quello che accadde in piazza Tahrir nella rivoluzione dei primi mesi del 2011. Gli egiziani stanno vivendo la loro esperienza di ingiustizia e di ineguaglianza ai massimi livelli, controllati da forze armate che dicono una cosa e ne fanno un’altra”.

Ma dopotutto Maikel è determinato a portare avanti la sua protesta e ha detto a suo fratello, poco dopo il verdetto: “Non sono migliore di chi è morto o di chi ha perso la vista”.


La Finlandia dice NO ala NATO 0

Nico | 06:26 | , , , , ,

Le elezioni in Finlandia, che si svolgeranno tra meno di 3 mesi, hanno messo in luce in tutti i candidati un punto in comune. Tutti gli aspiranti infatti sono contrari, se eletti, ad aderire alla NATO, almeno a detta di un sondaggio effettuato dall'emittente YLE.

Sviluppo India: la ricetta? Meno democrazia 0

Nico | 12:27 | , , ,

L'ex primo ministro malese, Tun Dr. Mahathir bin Mohamad, che era il relatore principale al vertice di Leadership HT 2011 di Venerdì, ha detto che l'India potrebbe essere paragonabile alla Cina in termini di sviluppo se solo fosse "meno democratica". Mohamad, che ha portato la Malesia ad essere considerata una "economia tigre"dell'Asia, ha dichiarato che l'India avrebbe bisogno di un governo centrale molto più forte, con una potente struttura federale invece di avere governi provinciali cosi potenti al fine di avere una crescita economica ancora piu rapida.