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Crisi Grecia: altro che caso isolato, questo è un segnale!!! 0

Nico | 05:19 | , , , , , , , ,




Qualsiasi sistema finanziario che si basa sul debito è destinato a fallire. Oggi, stiamo vivendo nella bolla di debito più grande di sempre. Purtroppo la storia insegna che nessuna bolla basata sul debito dura ineterno. Quando anche questa bolla scoppierà la fiducia nel sistema finanziario svanirà, il credito si andrà a bloccare e ci saranno fallimenti bancari di massa.

In questo momento la Grecia è un segnale preoccupante per l’intero mondo economico. Nessuno stato o istituzione vuole prestare denaro agli ellenici causando effetti catastrofici. Il sistema bancario ellenico sta collassando, il 25% delle aziende ha già chiuso, la disoccupazione è in rapida crescita e l’economia del paese si trova ad affrontare il 5° anno di recessione consecutivo.       

Come se non bastasse, l’implosione economica in Grecia sta rapidamente accelerando. Questo è un bel guaio che si doveva evitare. Le condizioni dovevano migliorare al fine di avere una Grecia un pò meno sofferente ma invece si registra una depressione sempre crescente e si sta correndo il rischio che, molto presto, molti paesi stiano per imboccare la stessa strada.         

Purtroppo, la maggior parte dei media stanno evidenziando il problema greco come caso isolato piuttosto che un segnale che il paese lancia al mondo intero. Solo alcuni (pochi a dire il vero)giornalisti stanno dando al caso l’importanza che merita.

Leggendo molti segnali che ci arrivano dal paese ellenico, si capisce che la Grecia sta scivolando in una situazione senza precedenti nella storia moderna occidentale. Alcuni dati che vi saranno proposti ci verranno in aiuto;

  • Il 25% delle aziende greche ha abbassato le serrande dal 2009 a oggi
  • circa la metà delle piccole imprese del paese non sono in grado di rispettare il libro paga.
  • Il tasso di suicidio è aumentato del 40% nel primo semestre del 2011.
  • Sta tornando in auge un sistema economico basato sul baratto, al fine di aggirare la moneta figlia di un sistema economico in collasso.
  • Circa il 50% della popolazione sotto i 25 anni è disoccupata.                           
  • Lo scorso settembre, gli organizzatori di un seminario sponsorizzato dal governo che dava l’opportunità di emigrare in Australia hanno raccolto 12.000 adesioni contro le 42 dell’anno scorso
  • Banchieri greci riferiscono che la popolazione ha prosciugato il 33% dei conti correnti; molte persone, si narra, stanno nascondendo i contanti sotto il letto o interrati nei giardini.

Tutto chiaro??? In poche parole, la Grecia è in mezzo ad un tunnel, ben lontana dal vederne la luce. Ma andiamo avanti.

La riduzione della leva finanziaria può essere un processo estremamente doloroso. La Grecia è stata costretta a cercare di ridurre le dimensioni del suo deficit di bilancio, ma ogni volta che si taglia la spesa pubblica che causa l'attività economica (e quindi le entrate pubbliche) essa rallenta pure.

Ora l'UE e il FMI chiedono misure di austerità ancora maggiori anche se la Grecia sta gia soffrendo come ben sappiamo. Infatti tali istituzioni chiedono il licenziamento immediato di 15.000 dipendenti pubblici e un a riduzione di altri 150.000 entro il 2015. Non fosse ancora abbastanza, al tutto si aggiunge una piccola richiesta di riduzione dello stipendio (20% circa) oltre ad un piccolo taglio della medesima portata al salario minimo. Al tutto va addizzionato un taglio sui benefit di disoccupazione, oltre che alle pensioni. Ovvio, quindi, che le condizioni greche siano destinate a peggiorare.         

Le rivolte, cui stiamo assistendo in queste settimane, sembrano essere tutt’altro che placate, in quanto i cittadini sono sull’orlo di una crisi di nervi ma i politici sembrano non darci troppo peso. Secondo la Confcommercio greca i recenti subbugli hanno provocato danni a 153 imprese nella sola capitale, 45 delle quali sono state completamente distrutte, e tutta questa rabbia sembra non possa evitare un reale pericolo di default che sale di giorno in giorno.

C'è una buona possibilità che l'accordo di austerità che il nuovo Parlamento greco ha appena approvato non possa essere mai implementata. Ma il parlamento tedesco deve approvare questo nuovo accordo con la Grecia, ed il voto sembra non si raggiunga prima del 27 Febbraio. Considerando, poi, lo stato d'animo in Germania in questo momento, l'approvazione non è garantita affatto.

Alcuni nel mondo finanziario sembrano quasi desiderosi di vedere un default della Grecia, come dichiara Jon Moulton, presidente di Better Capital:

"Se fossi greco, io non avrei adottato queste misure ma avrei preferito la strada del default. Meglio 2 o 3 anni di sofferenze che 20 di assoluta agonia’’

Ma un default di questa portata sarebbe un danno per l’economia tutta. Un default ed un ritorno alla Dracma sarebbe un processo assai costoso e caotico.Nel lungo periodo l’Euro potrebbe anche rafforzarsi a patto che qualche debole membro si accomodasse all’uscita.

Ma la crisi finanziaria in Europa è destinata a continuare a diffondersi ben oltre la Grecia. Moody Investors Service ha da poco declassato il rating di sei nazioni europee. La Spagna declassata da A1 ad A3 con outlook negativo, il Portogallo da Ba3 a Ba2 con outlook negatico, l’Italia da A3 ad A2 con outlook negativo aggiungendo a tale lista Sovacchia, Slovenia e Malta, tutte con declassamento de rating.       

Paesi come Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Ungheria stanno seguendo la stessa direzione della Grecia. E adesso chi ha più il coraggio di ridere???    

Grecia ancora nel caos, 25.000 scendono in piazza 0

Nico | 10:30 | , , , , ,




Mentre il Parlamento greco discute sulle ultime richieste di austerity richieste dai creditori, migliaia di poliziotti erano al lavoro in tenuta antisommossa nel tenere a bada i manifestanti che chiedevano la fine dei duri tagli spingendo il paese verso il caos. La polizia ha registrato circa 25.000 manifestanti (controllati tramite l’uso di alcuni gas lacrimogeni in risposta ad alcune bombe artigianali usate durante la manifestazione) ammassati all'esterno dell'edificio parlamentare, come nella vicina piazza Omonia.

Il Primo ministro greco Lucas Papademos ha da tempo attuato pressioni sul parlamento al fine di accettare l'accordo, dicendo che in caso contrario si andrebbe incontro al "caos economico". Egli definisce tale accordo una responsabilità storica al fine di evitare conseguenze catastrofiche che potrebbero verificarsi in caso contrario. In proposito il Primo ministro ha dichiarato:

"Un default guiderebbe la nazione verso un’avventura a dir poco disastrosa. Si creerebbero condizioni di incontrollato caos e l’esplosione a livello sociale sarebbe difficilmente placabile. Sarebbe un vortice di recessione, miseria, instabilità, disoccupazione prolungata, e tutto accadrebbe prima ancora di pensare ad un’uscita dalla zona Euro’’   

Le misure richieste ed approvate dal Governo prevedono 300 Euro di tagli alle pensioni e il 22% di taglio ai salari minimi, attestati al momento nella soglia dei 750 Euro. Inoltre c’è la previsione di ridurre gli impiegati statali di circa 150mila unità entro il 2015. Si aggiunga a tutto ciò uno swap bond per alleviare l’onere del debito greco, tagliando il valore reale dei titoli obbligazionari degli investitori privati di circa il 70%.   

Come precedentemente riportato, codeste misure hanno fatto infuriare il popolo ellenico. Molti dei 25.000 presenti sono scesi in piazza dotati di maschere antigas. Sindacalisti, simpatizzanti di sinistra, attivisti comunisti, giovani con teste rasate, tutti insieme a protestare sventolando bandiere greche al fine di protestare contro quello che viene definito un ‘’ricatto’’ imposto dalla BCE, Unione Europea ed FMI. Le dichiarazioni dei manifestanti sono cariche di rabbia e di disperazione. Andreas Maragoudakis dice che.....
   
"Non è facile vivere in queste condizioni. Entro il 2020 saremo schiavi dei tedeschi".

Un altro manifestante, Stella Maguina, 33 anni, ha dichiarato:

"Siamo qui per i nostri genitori ei nostri figli, per tutti coloro che non possono venire".

L'austerità dura perseguita in nome dell’obbiettivo di riduzione del disavanzo ha spinto il paese verso il collasso economico e sociale. Uomini e donne frugano nei cassonetti della spazzatura. La scorsa settimana l'agenzia di statistica europea ha annunciato che la povertà ha ormai inghiottito più di un terzo della nazione e che la disoccupazione ha ormai inglobato un milione di persone, alzando il tasso dal 19% al 20,9% in un solo mese.    



GRECIA, proteste inutili??? Il governo accetta le condizioni Europee 0

Nico | 11:03 | , , , , ,




11 FEBBRAIO 2012: Non sono ancora sufficienti scioperi e sommosse anti-governative avvenute in Grecia. Oggi infatti il governo Greco ha approvatole severe misure di austerità richieste dai creditori dell’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale dopo che il primo ministro ha avvertito che un fallimento di tale accordo provocherebbe il caos incontrollato.

Il governo di coalizione ha approvato le misure che portano il popolo a stringere la cinghia ulteriormente, il tutto dopo una giornata che ha visto il manifestarsi di rinnovati scontri di piazza tra manifestanti e polizia e l'inizio di una due giorni di sciopero generale.

Mentre i sindacati si stanno preparando ad ulteriori dimostrazioni durante il secondo giorno di protesta, il primo ministro Lucas Papademos ha emesso un severo avvertimento al governo dopo che sei membri del suo governo di coalizione si sono dimessi in segno di protesta contro la rinnovata austerity. Il Primo ministro avrebbe dichiarato che.....

"Un default caotico farebbe precipitare il nostro paese in un'avventura disastrosa. Si creerebbero delle condizioni di caos economico che porterebbe ad una vera e propria esplosione sociale. Prima o poi la Grecia sarebbe costretta a lasciare la moneta unica e questo risulta essere un momento cruciale per il destino del paese’’              

A quanto riferisce l’ufficio del Primo Ministro i membri del governo nelle prime ore di ieri hanno approvato all'unanimità l'accordo sul debito e nuove misure di austerità, nel cercare di salvare la Grecia da un default caotico.

Nel corso della settimana in essere, i partners europei hanno spiegato esplicitamente al governo Greco che si devono accettare le nuove misure di austerità al fine di ottenere il rilascio di ulteriori prestiti nel quadro di un piano di salvataggio che ammonta a 171 miliardi dollari in attesa da ottobre.

Il fondo di salvataggio è indispensabile per evitare la bancarotta entro il 20 marzo, quando Atene deve rimborsare quasi 14.500.000.000 € in maturazione del debito.

Grecia in crisi, Germania in fiamme 0

Nico | 20:36 | , , , , ,



La Grecia è stato colpita da uno sciopero generale di 24 ore a causa dell’aumento delle pressioni della Comunità Europea, Fondo Monetario Internazionale e della stessa BCE nel farle accettare le nuove misure di austerità, viste dai cittadini come una vera e propria ‘’condanna a morte’’ per il Paese.                           

I manifestanti hanno mostrato tutta la loro rabbia con slogan anti-governativi di fronte al Parlamento di Atene il 7 Febbraio 2012. Pesantemente preoccuati circa la prospettiva di ulteriori tagli di bilancio, i due principali sindacati del paese si sono uniti alla protesta contro le politiche economiche che hanno trascinato il paese Ellenico ad un inesorabile declino.    

La protesta dovrebbe mettere in stato d’allarme la Germania. Infatti, i manifestanti identificano i responsabili di tali misure nel governo tedesco, affiancato ovviamente UE ed FMI. Durante le manifestazioni infatti, una frangia di protestanti ha dato alle fiamme una bandiera tedesca davanti al parlamento oltre al cercare di appiccare il fuoco ad una seconda bandiera riportante una croce svastica, il tutto in risposta alla Germania ed alle loro richieste di rispetto verso una rigorosa disciplina di bilancio.

I manifestanti hanno sfogato la loro rabbia per il loro governo, a un altro round di tagli ai redditi, a livello di UE e del FMI, e in ciò che vedono come una linea dura guidato dalla Germania.



Ieri la Grecia aveva accettato la richiesta di tagliare 5.000 posti di lavoro pubblici durante l’anno in corso. Il Paese, che vive suo quinto anno di recessione consecutivo, attraversa un momento di panico ed urgenza perché il governo non ha soldi per rimborsare un debito 14.500.000.000 € da pagare il mese prossimo. L'incertezza ha suscitato rinnovate tensioni nei mercati, con l’Europeo e parte degli Stati Uniti a registrare una notevole perdita di terreno.

Diversi ultimatum sono gia stati rinviati. Gli ultimi colloqui sono visti come un ultimo disperato tentativo di assicurare il processo di ristrutturazione del debito che inizia come previsto la prossima settimana.

"Le decisioni devono essere prese ed ora la palla passa alle autorità greche", ha detto il portavoce per l'UE Olli Rehn. "C'è tutta una serie di operazioni ed un sacco di azioni legali che devono essere fatte. Stiamo cercando di restringere il tutto entro il piu’ breve lasso di tempo possibile ma riteniamo che si debba giungere a una conclusione ora."

Il Commissario Greco per l’UE, Maria Damanaki, ha dichiarato che esistono piani di emergenza riguardo l’abbandono dell’Euro da parte del suo paese e tale piano è attualmente sotto esame. Ma dalle sue parole si evince che un ritorno alla dracma si tradurrebbe in un "assoluto downgrade" delle condizioni di vita in Grecia.




POLITICI INGLESI: Crisi EURO, 2012 fase cronica 0

Nico | 09:59 | , , , , , , , , , , , , ,

Ecco cosa pensano i politici d'oltremanica riguardo la situazione dell'Europa e della moneta unica. Una breve ma approfondita carrellata presa da un articolo dell'Indipendent on-line di oggi 2 Febbraio 2012:





 Alistair Darling, Cancelliere dell’esecutivo nel periodo 2007-2010: "Credo che nessuno possa realisticamente dire che la zona euro sopravviverà con la sua composizione attuale e più a lungo l'inerzia continua, maggiori sono le probabilità che uno o più paesi siano costretti ad abbandonarla. Qualsiasi istituzione che lasci la Grecia con 120% del debito sul PIL è insostenibile e segnali inquietanti stanno arrivando anche dalla Spagna. Una politica di sola austerità non funziona, soprattutto una politica di austerità che è imposto dall'estero e decisa da giudici, piuttosto che da politici elettidemocraticamente. La gente dovrebbe eleggere i propri governi democraticamente. Se la politica economica è stata imposta senza dare scelta al cittadino diventa quasi intollerabile; la momentanea calma di Gennaio, un mese senza crisi, non deve sembrare definitiva. Spero che la gente non ci caschi, perchè nessuno dei problemi di fine 2011 è stato ancora risolto’’

 Lord Lamont, Cancelliere dell’Esecutivo nel periodo 1990-1993: "Ho una visione abbastanza chiara, probabilmente sbagliata, che nel lungo periodo la zona euro non possa sopravvivere. L’Unione Europea non è adatta allo scopo ed è stata forse l'errore politico più grande dal 1945. Penso che la ragione di questo m io previsto malfunzionamento non sia in particolare la crisi di oggi, bensì una generale crisi di competitività. Italia, Grecia, Spagna e Portogallo sono paesi non sufficientemente competitivi rispetto alla Germania e io non credo che il grado di austerità e di deflazione necessari per rendere queste nazioni competitive sarà politicamente accettabile. Nell'immediato futuro penso che sia possibile che la zona euro arriverà quasi indenne alla fine di quest'anno, anche se forse la Grecia non ci sara’, perché c'è una precisa volontà politica dietro a questa impresa. Ma quello che è emerso in maniera terrificante negli ultimi giorni è come nella zona euro sia necessario un intervento politico centrale al fine di garantirne la sopravvivenza in un modo estremamente difficile da conciliare con la democrazia parlamentare. Tutto questo parlare di un commissariato che prenda in consegna il budget è poco attraente e sottolinea la saggezza della Gran Bretagna nel tenersi fuori, nonostante le conseguenze economiche di fondo"



Nigel Lawson, Cancelliere dell’esecutivo nel periodo 1983-89: "La zona euro è fondamentalmente uno sbaglio e difficilmente funzionera’, questo ormai è chiaro a tutti. Ma è un sistema dal quale è difficile uscire una volta accettato. Gli architetti più intelligenti del Eurozona hanno capito che l'unione monetaria non puo’ funzionare senza una completa unione politica. Ma non si può imporre una unione politica contro il volere del popolo, almeno nei paesi che si definiscono democratici. Se non è possibile imporre l'unione politica allora l'unione monetaria non puo’ funzionare".





Jim O'Neil, Ex capo della ricerca economica globale e presidente di Goldman Sachs Asset Management: "La realtà è che troppi paesi hanno aderito fin dall’inizio all’Euro ed ora, senza un drammatico cambiamento, probabilmente non potranno sopravvivere. Ma io non credo che sia un problema per l’anno in corso. Tuttavia Grecia e Portogallo dovranno dimostrare di poter sopravvivere in questo sistema nel lungo periodo. Compito arduo, in quanto dovranno aumentare la loro produttività e competitività tanto da poter essere in grado di cominciare un nuovo periodo di crescita ma, a causa dell'euro, non avranno il beneficio di una svalutazione monetaria ad aiutarli".





Lord Ashdown, leader dei liberaldemocratici nel periodo 1988-1999: "Non credo che la zona euro nella sua forma attuale possa sopravvivere. La domanda è allora dove sia il confine. Ma si capisce chiaramente dove risieda il ‘’cuore’’ di tale istituzione: si tratta di Germania, Austria, Finlandia e Danimarca. Per ragioni economiche magari la Francia non è voluta ma politicamente non la si puo’ escludere. Ma la domanda è: l’Italia è dentro o fuori? La mia opinione politica resta focalizzata sulla Germania: mentre il popolo tedesco finanzierà la ricapitalizzazione delle proprie banche non sono sicuro che presteranno soldi agli italiani. Tutti si stanno chiedendo come mai i tedeschi non versino ulteriori fondi, ma basterebbero 2 minuti di riflessione in merito. Non c’è verso che la germania versi ulteriori fondi, non senza la creazione di un’istituzione che assicuri che tali soldi non vadano ancora buttati".




David Laws, Primo segretario al Tesoro 2010 ed ex vicepresidente di JP Morgan: "La chiave per i prossimi mesi riguarda la misura in cui la zona Euro e la BCE possano rafforzare la fiducia in modo che i problemi di Grecia e Portogallo non si diffondano in Italia e Spagna, due paesi in cui la dimensione del debito, di rifinanziamento e di interconnessione all'interno del sistema bancario europeo sono tali che, in caso si finisse ad avere un crollo della fiducia, sarebbe estremamente difficile uscirne indenni. Il Portogallo è un legame particolarmente sensibile tra Grecia, Spagna e Italia, economie nettamente maggiori: la situazione in Portogallo è stata piuttosto triste. Sembra che non sia ancora giunto il momento in cui le forze politiche siano disposte a tagliare di netto la crisi. Il problema è il seguente: continueremo a ‘’cavarcela’’come l’anno scorso con un sempre minore attrito nel sistema finanziario?"



Ed Balls dichiara che.....: "Lungi dall'essere finita, temo la crisi dell'euro è quest'anno stiamo entrando in una fase più cronica. Mentre i periodi di turbolenze di mercato che hanno caratterizzato la crisi dello scorso anno potrebbero essere finite, almeno per il momento, non fatevi ingannare. Le pressioni sottostanti non si sono dissolte. Non c'è ancora nessun piano per la Grecia e vertici sono infiniti, senza pero’ aver ancora trovato un modo per ripristinare correttamente la fiducia dei mercati, bloccare il contagio e diffondere e promuovere la crescita. Credo che sia essenziale che la BCE abbia dato sostegno politico ad agire come prestatore di ultima istanza. E 'la logica dell'unione monetaria che questi 17 paesi hanno sottoscritto. Gli investitori devono sapere che i paesi della zona Euro faranno tutto il possibile per stare uniti. Ma fintanto che i dubbi rimangono l'attuale crisi e il rischio di contagio continuerà. Guardate quello che sta accadendo alla crescita, disoccupazione e debito. L’agenzia di rating Standard and Poor ha avuto ragione quando, in Francia e in altri declassati lo scorso mese, hanno detto che la sola austerità rischia di diventare controproducente'.Tutti i paesi devono prendere decisioni difficili in materia fiscale e di spesa, ma per avere successo ed abbassare il deficit abbiamo bisogno di un piano adeguato per la crescita e l'occupazione in tutta Europa, proprio come abbiamo bisogno qui in Gran Bretagna. Finora i nuovi trattati rischiano di mettere all’Europa una ‘’camicia di forza’’ che recentemente anche le agenzie di credito hanno pesantemente criticato. In Gran Bretagna sappiamo quanto autolesionista sia l’austerità: non c'è crescita, la disoccupazione è alle stelle e ci sono £ 158.000.000.000 di indebitamento extra al di fuori dell'euro. La Gran Bretagna aveva una scelta, ma abbiamo sbagliato e cosi facendo abbiamo soffocato la nostra ripresa interna ben prima della recente crisi nel continente. In sintesi, questa convinzione di austerità collettiva significa che David Cameron e George Osborne sono in grado di sostenere una soluzione adeguata a questa crisi, che è vitale per la nostra fragile economia. Soprattutto perché solo l'aumento delle esportazioni ci ha tenuti fuori dalla recessione l'anno scorso in Gran Bretagna e per quanto riguarda la zona Euro, se i leader politici continueranno così, rischia davvero che il 2012 sia un anno triste ".



Neil Kinnock, commissario europeo 1995-2004: "La zona euro non sta per crollare, non quest’anno almeno. La ragione fondamentale delle mie dichiarazioni si basa sul fatto che se ad ogni membro della zona Euro fosse permesso di ‘’cadere’’ si avrebbe un effetto molto dannoso che nessuno vuole, nemmeno le più forti economie. A poco a poco i membri della zona euro stanno mettendo insieme una serie di misure che combinano la disciplina con il supporto. Non è ancora finita, ma sta andando nella direzione che impedirà il crollo. Il mio rammarico è che l'unica formula impiegata dalla maggior parte degli stati in Europa sia una presione pesante sulla crescita. La gente nelle democrazie accetterà l’austerità solo se intrapresa con la giustizia, ma se è effettuata in modo da punire senza giustizia si verifichera’ una situazione di risentimento e resistenza. Penso che il prossimo capitolo riguardi la gente sostenendo la crescita come saggio andamento economico e come il mezzo migliore per la riduzione del disavanzo’’.



Olli Rehn, Vice Presidente della Commissione europea responsabile per l'Euro: "L'euro c’è, rimarra’ ed uscira’ più forte dalla crisi attuale. Gli eventi degli ultimi due anni hanno creato le condizioni per rafforzare le sue fondamenta con decisione. Abbiamo introdotto norme nuove per rafforzare notevolmente la nostra capacità di garantire finanze pubbliche sane. Abbiamo introdotto sistemi per individuare e prevenire gli squilibri macroeconomici - come bolle dei prezzi delle case - che minacciano la stabilità. Si tratta di imparare le lezioni del passato. L'Europa deve ridurre i livelli di debito pubblico per ripristinare la fiducia, evitando tagli in aree strategiche per la crescita futura come l'educazione e la ricerca che deve essere accompagnato da riforme strutturali per combattere la disoccupazione giovanile, sostenere le piccole imprese e completare il mercato unico. Per i paesi più vulnerabili alla crisi, stiamo rafforzando il nostro firewall in modo da dare loro lo spazio per mettere le loro cose in ordine. Stiamo avviando niente di meno che una riforma economica dell'Europa. Passo dopo passo, stiamo creando stabilità finanziaria e le condizioni per una crescita sostenibile con creazione di posti di lavoro".


Gli economisti pensano che ‘’L’Eurozona non puo’ di certo sopravvivere nella sua forma attuale’’ 0

Nico | 07:08 | , , , , , , ,



‘’L’Eurozona non puo’ di certo sopravvivere nella sua forma attuale’’. Questa è la minacciosa previsione di economisti e politici britannici di ogni colore politico, tra i quali l'ex Cancellieri Alistair Darling, Nigel Lawson e Norman Lamont.

Nelle interviste e negli articoli di oggi, l’Independent ha chiesto agli esperti le loro previsioni a breve e a lungo termine circa il futuro della moneta unica. Mentre la maggior parte ritiene che la zona euro possa sopravvivere alla crisi del debito greco (soprattutto considerando la volontà politica di investire nella prevenzione di un default caotico) la maggior parte ritiene che il nuovo Compact fiscale europeo, concordato in linea di principio Lunedi, sia insostenibile.

Molti politici ed economisti hanno criticato la frenetica corsa all’austerità imposto a Grecia e Italia suggerendo che sarebbe controproducente a causa della crescita deprimente nei paesi in questione, ed hanno aggiunto che gil squilibri competitivi tra i membri della zona euro sarebbe impossibile da superare. Si è fatto altresì notare che l'ultima conseguenza della crisi sarebbe il manifestarsi di una zona euro molto più ridimensionata con la Germania al centro e paesi come Grecia, Portogallo, Italia e Irlanda messi al margine.


Cinque economisti, di seguito, esporranno il loro credo riguardo la moneta unica.


GLI ECONOMISTI: 
L'Europa non ha un problema di debito, l'Europa ha un problema di crescita.




Danny Blanchflower, Professore di Economia presso il Dartmouth College dichiara che:

"Il problema fondamentale che non è stato affrontato è che non esiste un piano di crescita per la Grecia. Anche se si dà loro un nuovo prestito essi non hanno i mezzi per ripagare. Il problema potrebbe essere un default caotico, che significherebbe l’uscita definitiva della Grecia. Aggiungo poi che la mia preoccupazione poggia su altre solide basi. Supponiamo che succede qualcosa alle 4:00 del pomeriggio di Giovedi, come ad esempio una banca che non sia in grado di effettuare un pagamento, sarebbero in grado le autorità europee di rispondere abbastanza velocemente? Questa è la mia grande preoccupazione, cioè il fatto che semplicemente non abbiano la flessibilità di spostare denaro abbastanza velocemente. Ho poca fiducia ".

 

Nouriel Roubini, Professore di Economia presso l’Università di New York pensa che:

"La zona euro è come il relitto di un treno che viaggia al rallentatore. Non è solo la Grecia il problema ma ci sono altri paesi insolventi. C'è un 50% di probabilità che nei prossimi tre-cinque anni la zona euro si possa disunire in quanto non tutti i membri sono in grado di rimanere. La Grecia e forse il Portogallo potrebbero uscire dalla zona euro ed aggiungo, la Grecia forse gia entro i prossimi 12 mesi mentre per il Portogallo si potrebbe attendere un po’ di piu’. Questo non sembra essere un mondo del G20 ma sembra un mondo G-Zero perché non c'è un accordo comune e definito sugli squilibri globali, come il cambiare il sistema monetario internazionale, il commercio internazionale, regolamentazione bancaria che sono tutte questioni assolutamente fondamentali".


Gerard Lyons, capo economista presso la standard Chartered Bank ci spiega che:

"L'Euro non può sopravvivere nella sua forma attuale. Ciò significa che un collasso sia inevitabile e che ci si debba muovere rapidamente verso l'unione politica. Penso che l'Euro sia fondamentalmente un errore. Normalmente una buona economia è rappresentata da una buona politica e che la buona politica non sia sempre sinonimo di buona economia. L'Euro è stato guidato dalla politica fin dall'inizio, pertanto l'euro per sopravvivere ha bisogno che la politica cambi davvero. Ma se la moneta unica viene lasciata totalmente in mano all'economia allora essa crollerà. I leader europei hanno identificato il problema sbagliato. E quando si identifica il problema sbagliato si ottiene una soluzione sbagliata. L'Europa non ha un problema di debito, l'Europa ha un problema di crescita. Il debito è alto, ma un problema di debito può essere contenuto con la crescita. Se lo si indirizza fin dall'inizio come un solo problema di debito allora si ottiene la soluzione sbagliata ".

Vicky Pryce, economista ed ex capo del servizio del governo economico, si esprime così:

"A mio parere nel breve termine vi è la volontà politica di superare l'attuale crisi della Greca e la quantità di denaro che la BCE ha messo a disposizione delle banche europee sta contribuendo a evitare un'altra crisi del credito. Ma la domanda è: cosa succede dopo? Quello che la gente non ha capito è che i livelli di debito di Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e Irlanda sono ancora troppo alti per poterli definire sostenibili. Questo significa che la pressione non svanirà e che da questo dipendera’ il successo o il fallimento del progetto Euro. Anche io non credo che il compact fiscale possa funzionare davvero. L'Unione europea, guidata dalla Germania, dice che sarà imponente tutta una serie di restrizioni su quello che viene speso dai paesi della zona Euro, ma il tutto crea un deficit democratico. Significa che le nazioni Europee tenderanno a diventare molto piu nazionaliste ed in loro potrebbe cresere un forte sentimento anti-tedesco, ecco perchè credo il progetto non possa davvero funzionare in toto’’                              

George Soros, noto trader di valute, pensa che.....

‘’Restiamo nella fase acuta della crisi. La prospettiva di un tracollo del sistema finanziario globale non è stato rimosso. Il guaio è che i tagli della spesa pubblica che la Germania vuole imporre agli altri paesi spingerà l'Europa ad un debito deflazionistico. Ridurre i deficit di bilancio metterà sia i salari che i profitti sotto pressione al ribasso, l'economia si contrarrà e le entrate fiscali cadranno vertiginosamente. Così il peso del debito, che è un rapporto tra il debito accumulato al PIL, registrera’ un effettivo aumento, richiedendo ulteriori tagli del bilancio e mettendo in moto un circolo vizioso. Il fatto che una politica controproducente è stato imposto dalla Germania crea una dinamica molto pericolosa in ambito politico. Invece di avvicinare ed unire i paesi membri tutto cio’ li guidera’ verso un periodo di recriminazioni reciproche. C'è un pericolo reale che l'Euro metta a repentaglio la coesione politica della Unione Europea stessa".

GRECIA: POPOLO ALLA FAME MA LE ARMI NON DEVONO MANCARE 0

Nico | 09:25 | , , , , ,

Mentre il paese è costretto a enormi sacrifici per evitare la bancarotta, il ministero della difesa continua a spendere miliardi in armamenti. E a guadagnarci sono soprattutto Francia e Germania.


L'uomo ha in testa la lista dei desideri del ministero della difesa: fino a 60 caccia Eurofighter per circa 3,9 miliardi di euro. Fregate francesi per oltre quattro miliardi e motovedette per 400 milioni di euro. È il costo della modernizzazione della flotta greca. Poi mancano le munizioni per i carri armati Leopard e dovrebbero anche essere sostituiti due elicotteri Apache statunitensi. E certo, sarebbe bello acquistare sommergibili tedeschi. Prezzo complessivo: due miliardi di euro.

Quello che l'uomo, che entra ed esce dal ministero della difesa, afferma in un bar di Atene sembra assurdo. Uno stato in bancarotta che sopravvive grazie ai miliardi di aiuti dell'Unione Europea acquista armi in massa? L'uomo al bar si vede spesso nelle foto, accanto al ministro o a generali dell'esercito, spesso è al telefono con loro. Sa insomma di cosa parla. Secondo lui questa spesa al momento non è giustificabile.

Ma le cose possono cambiare molto rapidamente, aggiunge. "A marzo la Grecia dovrebbe ricevere la prossima tranche di aiuti finanziari, che probabilmente supererà gli 80 miliardi di euro. Se così fosse, ci sarebbe una possibilità reale di concludere nuovi contratti sugli armamenti".
Una possibilità che ha dell'incredibile.

Questa primavera sapremo se la Grecia resterà nella zona euro o se tornerà alla dracma. La stessa mattina in cui sono state diffuse queste notizie, i medici degli ospedali della capitale trattano solo i casi urgenti, gli autisti degli autobus sono in sciopero, nelle scuole mancano ancora i libri di testo e migliaia di dipendenti statali manifestano contro il proprio licenziamento. Il governo greco annuncia un nuovo piano di rigore che non risparmierà nessuno.

A parte l'esercito e l'industria delle armi. Due settori sui quali le misure di austerity sembrano essere passate senza quasi lasciare traccia.

Il bilancio greco per gli armamenti nel 2010 ammontava a circa sette miliardi di euro, più del 3 per cento del pil. Una percentuale che, tra i paesi Nato, è stata superata solo dagli Stati Uniti. È vero che l'anno dopo il ministero della difesa ha ridotto l'acquisto di nuovi armamenti a 500 milioni di euro. Ma non ha fatto altro che sospendere la richiesta di forniture, che sarà più alta in futuro, spiega un esperto militare.

Tra gli alleati della Grecia all'interno della Ue sono pochi quelli che sostengono apertamente che i greci dovrebbero congelare subito i loro acquisti di armi. Uno di questi è Daniel Cohn-Bendit, portavoce dei Verdi al Parlamento europeo, secondo il quale dietro ai tentennamenti dell'Europa ci sarebbero grossi interessi economici.

Chi ricaverà di più da questa politica greca del riarmo è proprio la Germania. Stando al Rapporto sulle esportazioni di armamenti del 2010, in via di pubblicazione, la Grecia è il maggiore acquirente di forniture tedesche dopo il Portogallo – un altro paese sull'orlo del fallimento. Per i giornali spagnoli e greci, in occasione di un summit a fine ottobre, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy avrebbero invitato l'ex primo ministro greco George Papandreou a mantenere gli impegni presi sugli armamenti, e addirittura a prenderne nuovi.

Si può fare? Per Hilmar Linnenkamp, esperto del settore, no di certo. "Sarebbe totalmente irresponsabile, nel pieno della crisi finanziaria che sta attraversando il paese, parlare di Eurofighter (dal 1999, la Grecia ne ha ordinati 90)". E non si tratta solo di aerei.

Secondo l'ultimo rapporto sulle esportazioni di armamenti, nel 2010 la Grecia ha importato dalla Germania 223 carri armati e un sommergibile. Costo totale dell'operazione: 403 milioni di euro. Queste forniture hanno avuto un peso rilevante nell'esplosione del debito pubblico greco.

Dimitris Droutsas è uno dei pochi greci che si esprime sulla questione. Fino a giugno 2011 era ministro degli esteri. "Non abbiamo investito così tanto denaro negli armamenti per divertirci", spiega. Era necessario garantire la sicurezza dei confini, minacciati da ondate di migranti provenienti dal Nordafrica e dall'Asia.

In più gli scontri con i turchi si ripetevano quasi ogni giorno. "Quando ero ministro degli esteri, ogni pomeriggio ricevevo una nota dal ministero della difesa che elencava le violazioni del nostro spazio aereo da parte della Turchia". Senza contare le crescenti attività della marina turca nel Mar Egeo, seguite con apprensione dalla Grecia, e il fatto che sono ormai 35 anni che Cipro convive con l'"occupazione turca".

La troika chiude un occhio

Droutsas e compagni non devono temere la resistenza della popolazione: il settore militare greco promette sicurezza e posti di lavoro. In un paese dove manca un'industria nazionale forte, questo non è un dato da trascurare. Le imprese tedesche del settore delle armi lo hanno capito da un pezzo e hanno stretto un legame strettissimo con le aziende greche.

Non c'è molta pressione per porre fine al riarmo. La conseguenza: nelle misure economiche supervisionate dagli esperti del Fondo monetario internazionale, della Bce e della Commissione europea, il bilancio della difesa viene a malapena considerato. Già nel 2010 le spese per le forniture militari dovevano essere ridotte allo 0,2 per cento del pil, vale a dire 457 milioni di euro.

Possono sembrare tanti soldi, ma nello stesso documento si consigliava di tagliare la spesa sociale a 1,8 miliardi. Per il 2011 la Commissione europea quindi ha raccomandato "una riduzione del budget militare". Ma nel concreto non è stato fatto niente.

Il parlamento greco ha saputo subito approfittare di questa libertà. Nel bilancio provvisorio per il 2012 pensa di ridurre di un altro 9 per cento la spesa sociale, che corrisponde a due miliardi di euro. I contributi alla Nato invece cresceranno del 50 per cento e raggiungeranno i 60 milioni, mentre le spese correnti previste dalla difesa aumenteranno di 200 milioni, per un totale di 1,3 miliardi: un incremento del 18,2 per cento.

E il governo tedesco? "Guarda con favore", dice un portavoce, "al consolidamento del primo ministro greco Papademos. È essenziale che il governo greco opti per una sensata riduzione delle spese, anche nel settore delle forze armate". Ma allo stesso tempo accenna al mancato pagamento delle forniture militari: "Il parlamento ha piena fiducia sul fatto che gli accordi verranno rispettati".




EURO: ospizio o progetto di successo??? 0

Nico | 07:12 | , , , , , ,

Durante un'intervista Leonid Polyakov, capo del dipartimento di scienze politiche della Scuola Superiore di EconomiaRussa, avrebbe dichiarato che l'attuale crisi della moneta unica è un chiaro segno del crollo imminente di tutto il progetto europeo, specialmente dopo aver analizzato i fatti accaduti durante l'anno in corso.